di Gian Franco Bottini
Se l’”ideologia”(destra/sinistra) esistesse ancora, se lo chiedeva 30 anni fa Giorgio Gaber. Una domanda ironicamente provocatoria la sua, che si prestava a sottintenderne un’altra ben più pregnante: quanto l’ideologia, se preconcetta, influisse sui comportamenti di chi comanda? Molto, a nostro avviso, forse moltissimo; e se osserviamo l’andamento delle cose nel Parlamento come nel più piccolo Consiglio Comunale, più che essere in luoghi delegati alla discussione fra le parti, per raccogliere il meglio delle idee ai fini dell’interesse generale, pare di essere in un campo di calcio dove più che segnare un goal spesso conta non far segnare l’altro.
Proprio la stampa locale di questi giorni dà risalto all’accusa di mancata adozione del PUMS (Piano del Traffico) da parte di un importante comune come quello di Busto Arsizio, per “prese di posizioni ideologiche della maggioranza”, cosa che, se verificata, sarebbe costata al comune stesso la perdita di una sovvenzione regionale di 9 milioni di euro (!). Alla faccia dell’interesse generale.
E che dire, a proposito di prese di posizione ideologiche, tutto quanto si è scatenato a Venezia intorno alle nozze milionarie del signor Bezos, che Forbes ha stimato aver lasciato nella città di San Marco qualcosa come 20/25milioni di euro. Una cifra importante, finita nelle casse pubbliche (imposte, donazioni, tariffe) e private (logistica, servizi vari, ristorazione, moda etc), che ha sicuramente fatto bene alla economia, non solo locale.
Certo, osservare i TG di quei giorni e vedere inframmezzate le immagini di morte in Iran, a Gaza, in Ucraina con le esibizioni di “riccanza” veneziane poteva fare una certa impressione e suscitare qualche amara riflessione sulle contraddizioni del momento; riflessioni che non potevano comunque ridursi ad una critica esacerbata su un singolo evento, seppur fuori dagli schemi, quando notizie di morte e distruzione pare siano entrate nella nostra normalità. Anche in questo caso, per qualche giorno, l’”ideologia” è parsa aver il sopravvento e si è demonizzato un singolo episodio che (cosa non marginale) ha portato risorse economiche distribuite sulle molte famiglie dei lavoratori impegnati e nelle casse di chi deve difendere e proteggere un patrimonio (pubblico e privato) da conservare a disposizione di tutti.
Se l’Italia ha un prodotto che non teme concorrenza (e nemmeno i dazi trumpiani), questo è quello che potremmo chiamare “atmosfera Italia”, fatta di storia, arte, cultura, natura, cucina, accoglienza, folclore, diversità, ingegno, eleganza, scienza, e tanto altro. Certo, poi ci sono anche gli italiani, che, con i loro pregi e i loro difetti, alla fin fine, fanno la loro parte. Già all’annuncio dell’evento era scattata tutta quella serie di rimostranze, di facile consumo, che in questi casi si scatenano. Ostentazione della ricchezza, esaltazione di una nuova aristocrazia globale, disagi per i residenti, svendita a privato dell’”atmosfera Venezia” e potremmo ancora continuare nell’elenco, per poi porci la domanda se, nella loro genericità, non fossero tutte rimostranze (anche se in parte comprensibili) sintomatiche di posizioni “ideologiche” preconcette.
Da non credere: certe discussioni televisive sono andate persino a sfiorare lo scontro ideologico fra comunismo e capitalismo, con il signor Bezos ad un passo dal mandare tutto all’aria. Qualche “penna” titolata ha persino parlato di “schiaffo alla democrazia” dimenticando che la democrazia non ci pare abbia mai teso a garantire tutti allo stesso modo (forse si chiamerebbe diversamente) ma bensì a garantire che tutti abbiano la possibilità di raggiungere la propria felicità. A conferma di ciò, pur non ricordando la fonte, riteniamo interessante e adeguato alla specifica circostanza riprendere questo concetto : “il turismo Vip deve servire a consentire il turismo pop” E a noi pare che le “nozze Bezos” ( un evento che a quanto risulta è stato ben gestito, oltre che economicamente anche con rispetto della città) vada proprio in questa direzione. Chiamare la cosa “svendita dell’atmosfera Venezia” sarebbe come criticare il pagamento di una quota per la visita al Duomo di Milano, o alla Gioconda, o a qualsiasi Museo del mondo.
E allora, andando sul pratico e ricordando a tutti che non di sole chiacchiere ideologiche si vive ma purtroppo anche di Pil, l’episodio “nozze Bezos” ci pare proprio essere l’esempio, ripetibile, di quel prodotto “atmosfera Italia” del quale si parlava, capace di interpretare quello spirito liberista (nessuna intenzione di buttarla in politica) per il quale chi sa creare ricchezza non deve essere, in maniera preconcetta, demonizzato se poi in ricaduta crea le premesse per il benessere di molti altri (lavoro, sostegni, arte, ricerca, territorio, etc).
A tal proposito ci piace qui rammentare solo la storia di Olivetti, evitando altri esempi che , essendo più recenti, non verrebbero sicuramente valutati con obbiettività. Ma l’occasione è anche propizia per ricordare la saggezza in materia dei nostri antenati. Una saggezza che gli storici locali fanno risalire ai lontani tempi in cui l’economia locale da agricola ( con le sue precarietà), stava diventando quella dei telai (un lavoro continuativo, introiti sui quali contare, qualche idea di welfare, etc). Una saggezza che si compendiava nell’aforisma “L’impurtant che stagan ben i sciùri” (L’importante è che stiano bene i ricchi) dove, scevri da qualsiasi ideologia, si esprimeva la speranza liberistica che la ricchezza di pochi potesse trasformarsi anche nel benessere di molti.
besoz bottini ideologia – MALPENSA24
