CANTON TICINO – Mentre in Italia la decisione di congelare i ristorni frontalieri per la Lombardia fa discutere, con diverse voci impegnate a chiedere l’immediata abolizione della tassa salute, in Ticino c’è chi accoglie con favore la decisione comunicata ieri – martedì 30 giugno – dal Consiglio di Stato elvetico. È il caso del Partito Liberale Radicale, che, attraverso una nota, fa sapere di considerare la scelta «seria e attentamente ponderata, fondata su solide basi giuridiche e coerente con quanto sosteniamo da tempo».
La mozione
«Fin dall’annuncio della cosiddetta “tassa sulla salute” – recita la nota – anche il Consigliere di Stato, Christian Vitta, ha evidenziato come il nuovo prelievo applicato ai vecchi frontalieri fosse incompatibile con gli accordi fiscali tra Svizzera e Italia». Tanto che, nelle scorse settimana, il Plr aveva redatto una mozione interpartitica, presentata dal presidente Alessandro Speziali e sostenuta da Centro, Lega e Udc, con cui aveva chiesto al Governo «di predisporre il blocco totale o parziale dei ristorni, quale misura di tutela degli interessi ticinesi». Linea la cui «correttezza» sarebbe sostenuta proprio dalla decisione di congelare i ristorni. «Il Governo – continuano dal Plr – agisce sulla base di una perizia indipendente che conferma la misura italiana come una violazione degli accordi internazionali. Difendere il Ticino significa anche pretendere che gli impegni sottoscritti vengano rispettati».
Il mercato del lavoro ticinese
Per questo, «sorprendono le critiche dell’Udc, che oggi attacca in modo decisamente contraddittorio una decisione che va esattamente nella direzione auspicata in precedenza». E il Plr rincara la dosa: «Sostenere oggi che la tassa italiana sarebbe addirittura vantaggiosa per il Ticino significa spostare il dibattito dal vero problema. Il mercato del lavoro ticinese non dipende da potenziali nuove imposte sui lavoratori. Il nucleo della questione è che il Ticino non può continuare a essere negletto sul tema ristorni, che per decenni ci ha visti versare centinaia di milioni di franchi. Su questo il Ticino non può permettersi di rimanere inerte, senza esercitare una legittima pressione su Berna».
Segnale forte per l’Italia
La decisione, dunque, «rappresenta un segnale forte nei confronti dell’Italia e della Confederazione. Ora è essenziale che il confronto prosegua con determinazione affinché gli accordi vengano pienamente rispettati. Quando sono in gioco gli interessi del Ticino servono coerenza, serietà e responsabilità, non polemiche dettate dalla convenienza del momento».
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