Buche killer, a Busto 708 feriti in due anni. Più di 2 richieste di risarcimento al giorno

BUSTO ARSIZIO – Ogni giorno che passa, una persona chiama in causa il Comune per lesioni personali subite sulle strade e sul suolo pubblico e un’altra per danni alle cose. In totale sono state 1.554 tra il 2024 e il 2025 le richieste di risarcimento arrivate all’amministrazione comunale per sinistri legati all’inadeguata manutenzione. Risponde l’assicurazione stipulata da Palazzo Gilardoni, ma per Davide Boniotti, militante di Azione a Busto Arsizio, «il vero costo sociale è quello che ricade sulle famiglie e che incide sulla serenità quotidiana» di chi si imbatte nelle buche “killer”.

I numeri

Dopo un episodio in famiglia, Boniotti (nella foto) ha chiesto alla Polizia locale i dati ufficiali sui sinistri denunciati al Comune di Busto Arsizio negli ultimi due anni. E i numeri parlano chiaro: nel 2024, un totale di 817 sinistri, di cui 430 per danni a cose e 387 per danni a persone, e nel 2025, in tutto 737 sinistri, di cui 416 per danni a cose e 321 per danni a persone. In un biennio, fanno 1.554 richieste di risarcimento, di cui 708 per lesioni personali. «Non sono semplici statistiche – rimarca l’esponente di Azione – sono oltre 1.500 cittadini che hanno ritenuto di chiedere un risarcimento all’amministrazione per danni subiti su strade e suolo pubblico. Più di due cittadini al giorno, ma soprattutto 708 persone “ferite” in due anni».

«È emergenza»

L’amministrazione, che non gestisce direttamente le pratiche di risarcimento (esternalizzate ad un broker assicurativo), non ha dati ufficiali su quante di queste richieste siano poi state esaudite, ma i numeri sono significativi, e fanno parlare Boniotti di «emergenza urbana», dato che è l’1% della popolazione bustocca ad essere toccata dal problema. Si tratta quindi di «una criticità strutturale, non episodi isolati o fisiologici». E i 280mila euro stanziati da Palazzo Gilardoni per interventi “anti-buche” «sono fondi palesemente insufficienti, che non rappresentano una risposta strutturale, ma un intervento tampone – sottolinea Davide Boniotti – un rattoppo. E i rattoppi, purtroppo, non risolvono un problema sistemico».

Manutenzione, abbiamo un piano?

Oltretutto «dietro ogni numero c’è una famiglia che ha dovuto affrontare spese mediche, giorni di lavoro persi, visite specialistiche, riabilitazione, danni economici diretti e indiretti, per non parlare del disagio psicologico». Per l’esponente di Azione «è questo è il vero costo sociale, non solo il risarcimento assicurativo. Il costo che ricade sulle famiglie, che incide sulla serenità quotidiana, e che si paga quando la manutenzione diventa emergenza». Insomma, l’appello di Boniotti è chiaro: serve fare manutenzione. «Non è una voce residuale del bilancio. È un investimento in sicurezza, prevenzione e qualità della vita. Ogni euro speso in prevenzione evita costi ben maggiori in risarcimenti, cure, contenziosi e sofferenze personali». E all’amministrazione, oltre ai «dati sugli importi effettivamente liquidati», chiede «un piano straordinario pluriennale di messa in sicurezza, adeguando in modo significativo le risorse destinate alla manutenzione viaria, magari istituendo un monitoraggio pubblico e trasparente delle aree critiche».

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