Buche nelle strade e buchi elettorali

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Non c’è motivo per dubitare che i fondi tagliati alle Province per la manutenzione delle strade non siano destinati al ponte sullo Stretto, opera cara al ministro Matteo Salvini. Tra gli altri, lo sostiene Massimiliano Romeo, capogruppo leghista alla Camera e segretario della Lega in Lombardia, che parla di notizie false rispetto all’utilizzo dei soldi che sarebbero dovuti servire per la manutenzione e la sicurezza delle strade. Sono in gioco risorse per circa 1,7 miliardi di euro, una sforbiciata colossale decisa con la legge di Bilancio e il Milleproroghe che ammonta, per il 2025, a circa il 70 per cento in meno di quanto inizialmente previsto (il 50 per cento per i prossimi tre anni). Gli amministratori locali, tra cui il presidente delle Provincia di Varese Marco Magrini, si sono e si stanno lamentando rispetto alle necessità di porre mano alla rete viaria dei loro territori “con grave rischio per il tessuto produttivo e per i cittadini”.

Ovunque verranno spesi quei soldi rimane il fatto che le Province, già in difficoltà per il loro depotenziamento istituzionale, operativo e finanziario, sono ora costrette a fare i salti mortali per garantire la manutenzione delle strade, interventi che in molti casi, al termine della stagione invernale, hanno carattere d’urgenza. Salvini spiega che i fondi tolti agli enti locali servono per completare i cantieri aperti a Genova (Terzo Valico). Ma nella città della Lanterna si era giusto alla vigilia delle tornata elettorale di domenica scorsa e il ministro delle Infrastrutture spiegava quali fossero le priorità per il governo.

Fino a prova contraria, nulla a che vedere con il famoso, discusso, contestato progetto del ponte. Concetti ribaditi da Romeo con un comunicato e una intervista al nostro Andrea Della Bella che, all’indomani delle proteste di Magrini e della stessa associazione delle Province, cercava di placare gli animi di amministratori locali e opposizioni. “Stiamo lavorando per trovare nuove risorse e risolvere il problema” ha detto Romeo. Appunto, non c’è motivo per dubitare delle buone intenzioni dell’esecutivo Meloni. Ma la scelta di privare le province della consistente somma finisce per avere conseguenze politiche. Soprattutto per la Lega, il partito di Matteo Salvini e, per definizione, il partito che, più di altri, dovrebbe difendere gli interessi del Nord. Fra questi, la funzionalità e l’efficienza della rete viaria a favore dei suoi cittadini e delle imprese che producono occupazione e benessere sociale.

“Prima il Nord”, vecchio refrain che ritorna con forza anche per la questione dei fondi sottratti alle Province, che viene letta come un’altra disattenzione rispetto alle istanze del territorio. Tant’è vero che lo stesso Romeo, alla luce anche dei risultati elettorali delle amministrative per nulla esaltanti, sottolinea la necessità per la Lega di una riflessione a tutto campo, Non è la prima volta che richiama l’urgenza di riposizionare il partito fondato da Umberto Bossi sulle identità originarie. Con lui si schierano più o meno apertamente molti dei colonnelli leghisti, a cominciare proprio dai presidenti di Regione, che intravedono una deriva con scarsi sbocchi futuri. Tagliare i finanziamenti alle Province può essere una necessità inderogabile, tagliarle alle Province del Nord rappresenta però un altro motivo di disaffezione del popolo leghista: nessun Vannacci gettato nella mischia riuscirà mai a convincere un’intera comunità di come un ponte tra la Calabria e la Sicilia sia prioritario rispetto alle buche nelle strade che, non solo metaforicamente, impediscono al Nord di correre come dovrebbe e vorrebbe. A beneficio suo e del Paese.

Romeo (Lega) risponde a Magrini: «Stiamo cercando i fondi per le strade provinciali»

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