Nel giorno in cui il questore Carlo Mazza presenta ufficialmente i venti agenti che andranno a infoltire i commissariati della provincia di Varese per rispondere alla domanda di maggior sicurezza, a Busto Arsizio un uomo viene accoltellato a morte in un negozio del centro. Qualunque sia la motivazione di un simile, terribile agguato c’è da domandarsi a quale tipo di sicurezza ci dobbiamo riferire a fronte di un episodio che scuote la serenità e pone una pesante domanda sul tessuto sociale che genera tali episodi. Ancora più preoccupante perché compiuto in pieno giorno, nel torrido pomeriggio di inizio estate, in un negozio storico della principale via bustocca, sulla quale aprono le loro vetrine numerosi esercizi commerciali, frequentata quotidianamente e, soprattutto a quell’ora, da centinaia di persone. Una efferatezza che si declina con la spudoratezza dell’assassino, mosso da chissà quale istinto bestiale, fino al punto da perdere il lume della ragione e uccidere una persona a coltellate.
Busto Arsizio si ritrova ancora una volta indifesa, esposta alla violenza, a quel tipo di violenza che non trova risposte e lascia basiti, senza parole, attoniti. Il male che entra da chissà quale feritoia dimenticata aperta nel contesto sociale, in una città, come tutte le altre città che le sono prossime, Gallarate, Legnano, Saronno, Varese, alla ricerca di una normalità che non esiste più, devastata da delitti spesso nati nell’ambito familiare, come se gli affetti non avessero più valore, non rappresentassero più la prima barriera alla brutalità. Le cronache di questi ultimi anni, anzi, di questi ultimi mesi, traboccano di omicidi tra le mura domestiche, di congiunti ammazzati, persino di figli, vittime innocenti della follia di un genitore, sempre che di follia si possa parlare.
Una normalità messa a repentaglio da bande di giovinastri che assediano i quartieri cittadini, di giorno e di notte. Attraversati da una malavita di piccolo cabotaggio che non risparmia nessuno, però confinata in un perimetro preciso, che le forze dell’ordine, pur faticando a monitorarlo, cercano di arginare. Connazionali e stranieri in un intreccio di volgarità, maleducazione e aggressività.
Nel caso di Busto siamo ancora una volta davanti alla tracimazione della ragionevolezza nel campo dell’indicibile. Probabilmente si tratta di una vicenda delittuosa a sé stante, ma non per questo da sottovalutare, che allarma e richiede una seria riflessione sulle misure da adottare. In special modo se si trattasse del tentativo di una rapina finita in tragedia. Ne discuterà la politica, ne discuterà la gente, ne parleranno i media locali e nazionali, per poi lasciar cadere il discorso passata l’ondata emozionale e di indignazione. Anche se le ferite dell’animo collettivo saranno difficilmente rimarginabili in città, nella stragrande maggioranza dei suoi cittadini, gente perbene che vorrebbe soltanto e con legittime aspettative che la qualità della vita a Busto Arsizio non fosse travolta dalla sopraffazione e dagli abusi, come purtroppo spesso accade.
Uomo accoltellato in centro a Busto: è morto. In fuga l’aggressore
