BUSTO ARSIZIO – Convinto che la moglie lo stesse tradendo si era rivolto a una società trovata su internet specializzata nel tracciare i telefoni cellulari. Lo avevano talmente convinto di potergli fornire tutte le chat di Whatsapp, comprensive dei vocali, che questa mattina 13 ottobre il 56enne si è recato all’Ufficio Postale “Busto Arsizio 1” di via Fratelli d’Italia per effettuare il pagamento di 999 euro. Ma era una truffa. E se non fosse stato per il sesto senso della direttrice della filiale, sarebbe caduto nella rete.
Di chi è la Postepay
Ad attirare l’attenzione della funzionaria è stato proprio lo strano importo della somma, da versare sulla Postepay di una donna rumena, come ha potuto immediatamente verificare. Notando l’atteggiamento del cliente, confuso e anche agitato, lo ha fatto sedere infatti nel suo ufficio per cercare di entrare nel dettaglio del pagamento. Ha persino chiamato il numero di telefono associato alla carta prepagata: ha risposto un uomo, asserendo di essere il padre dell’intestataria, smascherando la truffa.
Truffa sventata
Si è scoperto infatti che la società era inesistente e che il servizio richiesto dall’uomo non sarebbe mai stato garantito. Una volta effettuato il pagamento, sarebbero spariti nel nulla. Del caso se ne sta occupando la Polizia di Stato, intervenuta all’ufficio postale per raccogliere la denuncia. Il 56enne può ritenersi fortunato non soltanto perché ha incontrato una direttrice scrupolosa, ma anche perché per effettuare la transazione poco prima si era recato in tabaccheria, dove gli hanno rifiutato il pagamento a causa della linea intasata. Ma lì, di certo, non gli avrebbero fatto alcuna domanda.
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