BUSTO ARSIZIO – «Donne e uomini devono cercare di estirpare la violenza in un processo che si dipana nel tempo cambiando la cultura nel mondo del lavoro, nella famiglia e nei rapporti in generale». Con queste parole Maria Pitaniello, direttrice del carcere di Busto Arsizio, ha introdotto l’evento “Donne al sicuro. Conosci, previeni, difenditi” ospitata oggi, lunedì 25 novembre, proprio nella casa circondariale di via per Cassano, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.
In Italia da gennaio a novembre sono state 96 le donne uccise. I dati, presentati dalla Commissione Benessere del carcere che ha attivamente collaborato all’organizzazione dell’iniziativa, sono deflagranti. Addirittura feroci.
L’impegno di Regione Lombardia

Così come ha sottolineato l’assessore regionale alla Cultura Francesca Caruso, intervenuta all’evento, portando la sua esperienza di avvocatessa impegnata proprio nella tutela delle donne vittime di violenza. Caruso ha inoltre ricordato l’impegno di Regione Lombardia al fianco delle donne: «La Regione favorisce la creazione di una rete collaborativa tra tra tutte le realtà coinvolte. Abbiamo messo a bilancio 1,5 milioni per garantire la ripartenza delle donne che hanno denunciato, 3 milioni per alloggi Aler per donne e bambini sfuggiti alla violenza, 16 milioni per case rifugio e centri antiviolenza, educazione nelle scuole, formazione professionisti. Risorse importanti che vogliono implementare un sistema di tutela che dia sicurezza alle donne che trovano la forza di dire basta», ha detto l’assessore.
Conosci, previeni, difenditi

Quindi è stata la volta di Giacomo Bocchi, agenti di Polizia locale, rappresentante di Ipts (International Police trainings service), un gruppo interforze impegnato dal 2009 nel diffondere buone e semplici pratiche di autodifesa, che oggi, per la prima volta, ha tenuto una lezione di autodifesa all’interno di un istituto detentivo. Tra il pubblico tante donne (e parecchi uomini), tra operatrici che lavorano all’interno delle carceri, volontarie di associazioni, appartenenti alle forze dell’ordine, ma anche rappresentanti del mondo della scuola perché trasmettere un messaggio forte di rispetto e non violenza ai ragazzi è di estrema importanza.
Bocchi, insieme ad alcuni colleghi, ha fornito semplici regole, teoriche e pratiche, per prevenire un’aggressione o difendersi se se ne subisce una. Una dimostrazione live di come colpire l’aggressore ha suscitato molto entusiasmo tra il pubblico.
La panchina rossa

L’evento si è chiuso con la scopertura da parte della direttrice Pitaniello e del comandante della Polizia penitenziaria bustocca Rossella Panaro della prima panchina presente nel carcere bustocco. Una panchina ovviamente rossa perché il messaggio “no alla violenza contro le donne” sia inequivocabile.
