BUSTO ARSIZIO – «Noi siamo qui fare un’azione di pace, mentre il mondo brucia». Il vicario episcopale e vescovo ausiliare di Milano monsignor Luca Raimondi allarga lo sguardo nell’inaugurare la ripartenza di Casa Onesimo, che apre una nuova pagina della propria storia di accoglienza come comunità per ospitare nuclei genitori-figli in situazioni di fragilità, sotto l’egida della cooperativa Intrecci. «Quando c’è marginalità, non si crea la pace – il messaggio di don Luca – e la pace comincia con la giustizia».
La nuova fase di Casa Onesimo
«Una nuova fase, sotto il segno della partenza e della ripartenza»: così Oliviero Motta, presidente della cooperativa Intrecci, ripercorre le diverse “vite” di Casa Onesimo. Prima luogo di animazione missionaria per il PIME, poi dal 2005 affidata alla Caritas e da questa a Volgiter per l’accoglienza di detenuti ed ex detenuti ai tempi del cappellano don Silvano Brambilla, quindi nel 2015 – acquisita con l’aiuto del consorzio Farsi Prossimo – diventa centro di accoglienza per i richiedenti asilo. E ora è pronta ad una nuova ripartenza come comunità dedicata ai nuclei genitori-figli in situazione di difficoltà. «Un pit stop per riscoprire relazioni e trovare nuove competenze ed energie per ripartire» sottolinea Motta.
La ristrutturazione

Casa Onesimo è stata ristrutturata completamente, grazie al sostegno di Cooperazione Finanza Impresa, che è diventata socia di Intrecci, nell’ottica di quello che il direttore di Cfi Mauro Frangi definisce «un modo diverso di fare impresa». Ora nell’edificio di via Lega Lombarda ci sono spazi comuni al primo piano, camere al secondo, e un seminterrato che è ancora “una pagina bianca” con l’idea di destinarlo al servizio dei bambini (ad esempio, per i DSA) in alleanza con le associazioni e le realtà del territorio. Le prime collaborazioni con i servizi sociali di Busto Arsizio, ma anche di Gallarate e Milano, sono già state avviate e oggi sono quattro le persone ospitate, due mamme con i loro figli piccoli.
Luogo di educazione
Ma già da settimana prossima Casa Onesimo arriverà al massimo della propria capienza, pari a 12 ospiti. La comunità è un luogo educativo, in cui viene seguito uno «stile pedagogico montessoriano attento all’autonomia e con attività pensate per i bambini», come spiega la responsabile Monica Marchetto. I nuclei, tendenzialmente mamma-bambino, hanno ciascuno una propria camera e spazi comuni pensati per l’autonomia (frigoriferi e dispense separate), ma nella Casa viene garantita la presenza H24 degli educatori (due di giorno e uno di notte). «È una comunità che si propone di essere luogo di cura di relazioni e di rigenerazione di legami» sottolinea Erica Tossani, direttrice di Caritas Ambrosiana. «La povertà non è solo economica, è anche relazionale, e l’assenza di reti espone alle difficoltà e rende più faticoso uscirne. Qui deve essere chiaro il messaggio che le relazioni sono la leva della ripartenza».
Chi c’era

Si dice «non solo orgoglioso ma anche più tranquillo, sapendo che ci siete» il sindaco Emanuele Antonelli, che elogia la sfida di Intrecci: «Avete avuto l’ardore di investire in tempi che non sono i migliori, ma questi sono investimenti che rendono tantissimo. E abbiamo bisogno di tante persone come voi che ci diano una mano». Le relazioni sono anche quelle con le tante realtà del volontariato, delle istituzioni, delle parrocchie e del Terzo Settore presenti al taglio del nastro, dal sindaco di Castellanza Cristina Borroni al decano monsignor Severino Pagani e al cappellano del carcere don David Maria Riboldi, tra gli altri.
Busto, Casa Onesimo si allarga: nuovi spazi per l’inclusione
