Blitz della Gdf a Gallarate, truffatore Sinti ci rimette appartamento da 400mila euro

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BUSTO ARSIZIO – Nei giorni scorsi i finanzieri del Gruppo di Busto Arsizio hanno eseguito una confisca definitiva disposta dal Tribunale di Milano – Sezione autonoma Misure di prevenzione, su proposta della Procura della Repubblica di Busto Arsizio. Il provvedimento riguarda un appartamento di pregio con relative pertinenze nella “Torre” di Gallarate (valore circa 400mila euro) ed è stato emesso nei confronti di un soggetto di etnia Sinti, insieme ad altri quattro, ritenuto coinvolto in un sistema di truffe internazionali note come “rip deal”.

Il rip deal

Si tratta di raggiri finalizzati a sottrarre ingenti somme di denaro contante alle vittime, alle quali viene prospettato un cambio valuta a condizioni particolarmente vantaggiose. I truffatori, spesso fingendosi interessati all’acquisto di immobili o auto di lusso tramite annunci, avviavano trattative che si concludevano in luoghi pubblici o hall di hotel di alto livello, proponendo scambi di denaro apparentemente convenienti.

Emirati, Russia e Hong Kong

Al centro del meccanismo fraudolento anche un sistema ispirato alla cosiddetta “hawala”, una rete informale di trasferimento di denaro basata su rapporti fiduciari e largamente diffusa in Medio Oriente. Nel caso in esame, tuttavia, lo schema veniva distorto: le vittime consegnavano denaro autentico in diversi Paesi, tra cui Emirati Arabi, Hong Kong e Russia, ricevendo in cambio valigette contenenti banconote false durante incontri organizzati in contesti esclusivi.

L’operazione si inserisce nell’ambito delle attività di contrasto ai patrimoni illeciti previste dal Codice Antimafia, che consentono di colpire i responsabili nei loro interessi economici e di restituire i beni alla collettività. Le indagini patrimoniali condotte dalle Fiamme Gialle hanno coinvolto anche prestanome riconducibili agli indagati, risultati titolari di beni sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati.

La confisca dell’immobile di Gallarate rappresenta l’ultimo tassello di un’attività investigativa avviata nel 2019, che ha già portato al sequestro e alla successiva ablazione di beni per un valore complessivo di circa 2,5 milioni di euro, tra cui ville, appartamenti e cascine situati in diverse province del Nord Italia.

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