BUSTO ARSIZIO – L’IMU del 2015 sulla colonia di Alassio “costa” 71mila euro di debito fuori bilancio al Comune di Busto Arsizio. È una querelle che va avanti da anni e che ora è finita davanti alla Corte di Cassazione, dopo che la giustizia tributaria in primo grado aveva dato ragione a Palazzo Gilardoni, che non aveva pagato l’imposta immobiliare, mentre invece in secondo grado ha ribaltato il giudizio, facendo soccombere il Comune che è proprietario della colonia “Sorriso dei Bimbi”. «Se passasse quell’interpretazione saremmo “fottuti”» ammette l’ex sindaco Gigi Farioli. Sull’IMU dal 2016 in avanti, infatti, pendono una serie di ricorsi.
La querelle
Il caso è arrivato in sala esagonale per via della delibera per il riconoscimento della legittimità del debito fuori bilancio dei 71mila euro di ingiunzione di pagamento pervenuta a palazzo Gilardoni a seguito della vittoria in Appello del Comune di Alassio. A spiegare la querelle è il vicesindaco Luca Folegani, delegato al patrimonio: «Essendo utilizzato per fini sociali e non commerciali, non saremmo tenuti a pagare l’IMU. In primo grado la commissione tributaria ci ha dato ragione, in Appello siamo stati soccombenti. Una sentenza che consente al Comune di Alassio di riscuotere l’imposta non versata. Ora attendiamo che si esprima la Cassazione».
Le interpretazioni
La vicenda però «non è semplice come appare», secondo Gigi Farioli, che da sindaco diede impulso al rilancio della colonia. «Con il Comune di Alassio avevamo convenuto di non pagare l’IMU fino a che un loro funzionario si oppose sostenendo che utilizzavamo l’immobile anche per attività non di tipo sociale, dando il là ad una querelle in cui non c’è né certezza del diritto né coerenza nei rapporti tra gli enti». In realtà la motivazione dell’Appello che ha dato ragione all’ente ligure è un’altra: l’esenzione IMU per gli immobili istituzionali varrebbe solo sul territorio del Comune proprietario. Allora però, ricorda Folegani, «la legge nulla diceva sull’ubicazione degli immobili».
Cosa succederà in futuro
Insomma, un rebus da azzeccagarbugli. «Io sono ancora convinto che non si debba pagare l’IMU sulla colonia – sostiene Farioli – ma se passasse il principio della sentenza di secondo grado dovremmo tenerne conto in futuro nei ragionamenti che si stanno facendo sul project financing della struttura». Il rischio, se la Cassazione confermerà il giudizio di secondo grado, è di dover versare un’esosa imposta sugli immobili anche dal 2016 in poi, e per gli anni a venire. «Per gli anni successivi ci sono altri ricorsi pendenti» rivela l’assessore Folegani. «La normativa però è “ballerina”, e ad oggi quella vigente è la legge di bilancio 2020 per cui nulla è dovuto». In attesa della sentenza finale, l’assessore all’inclusione sociale Paola Reguzzoni vede una certa ostilità da parte del Comune di Alassio: «Noi abbiamo concesso la Colonia per le loro classi delle scuole senza troppe difficoltà, nonostante ciò facciamo fatica a farci accettare sul loro territorio».
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