Busto, violenza di genere: denunce raddoppiate. Arabini: «Cureremo i maltrattanti»

busto violenza donne

BUSTO ARSIZIO – Aumentano in modo vertigionoso le denunce di casi di violenza di genere. «Per noi – spiega l’assessore ai Servizi Sociali di Busto Miriam Arabini – E’ da considerarsi una buona notizia. Perché non sono i casi ad essere aumentati in virtù di un’improvvisa ondata di violenza estemporanea. E’ il sommerso che finalmente inizia a venire in superficie: donne che magari per anni hanno subito violenze psicologiche e fisiche trovano il coraggio e la forza per denunciare che le maltratta. E credo che se il sommerso stia iniziando ad affiorare sia anche perchè la rete interstituzionale contro la violenza di genere di cui Busto Arsizio è capofila funziona bene. Le vittime sanno che non sono sole, che per loro c’è assistenza, c’è aiuto. Ci piace pensare che questa certezza contribuisca a far sì che sempre più donne trovino la forza per dire basta».

Un nuovo sportello attivo da febbraio

busto voto giunta miriam arabiniUna rete alla quale da oggi, 31 gennaio, sarà aggiunto un nuovo pezzo. «Un tassello che consideriamo fondamentale – spiega Arabini – Uno sportello gratuito, attivo da febbraio, per la “cura” del maltrattante». Un servizio per gli autori di violenza nelle relazioni intime che è stato testato sul territorio con successi: «Due uomini hanno deciso di farsi avanti e di farsi curare – conclude Arabini – Crediamo che questo passaggio sia fondamentale. Il maltrattante, infatti, una volta espiata la pena se non adeguatamente assistito tornerà a comportarsi esattamente come prima. Se non con la ex con una nuova compagna. E’ necessario, quindi, intervenire per insegnare a queste persone a controllare la rabbia. E’ necessario intervenire affinchè non ricadano più negli schemi violenti che li hanno contraddistinti». Di passaggio fondamentale parla anche Cinzia Di Pilla, coordinatrice di Eva Onlus, il centro antiviolenza che è «Centro di aiuto e non semplicemente di ascolto».

Casi raddoppiati in un anno

E’ grazie al lavoro delle professioniste di Eva Onlus, ad esempio, se alla fine è emerso il perché una donna di 47 anni si è gettata dal quinto piano dell’ospedale di Busto tentando il suicidio. Ha ceduto a anni di maltrattamenti e di abusi da parte del marito colpito da misura restrittiva nelle scorse ore. «Questa donna e la figlia affronteranno un percorso lungo per riuscire a uscire da anni di violenze ma ce la faranno – dice Di Pilla – Non sono sole e possono contare su un’assistenza altamente specializzata». I numeri sono impietosi: nel 2018 Eva Onlus ha preso in carico 196 casi di violenza di genere. «Da inizio 2019, quindi in un solo mese, abbiamo preso in carico 20 casi, con 2 vittime affidate a rifugi protetti tanto la situazione è pericolosa – spiega Di Pilla – Esattamente il doppio di quanto registrato l’anno scorso nello stesso periodo. Il sommerso sta emergendo, ma il lavoro da fare è ancora tantissimo».

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