Cairate, la Gioeubia si brucia il 28 gennaio. La tradizione de “A Puscéna di Donn”

di Sarah Zambon

CAIRATE –  Non in tutti i Comuni del Varesotto si è scelto di ripetere il rito annuale del Falò della Gioeubia nel canonico ultimo giovedì del mese di gennaio: c’è chi, come Oggiona Santo Stefano, ha anticipato al 20 e chi, come Cairate, onorerà l’antica tradizione propiziatoria domenica 28, alla vigilia dei “giorni della merla“, che un’antica credenza ritiene essere i più freddi dell’anno.

L’evento

«Il falò della Gioeubia è sempre un momento molto sentito nella nostra Comunità – ricorda il sindaco Anna Pugliese – ringrazio il nostro Gruppo Alpini che, come sempre, preparerà anche del buon cibo per tutti coloro che vorranno partecipare». La festa cairatese inizierà alle 18.00 nell’area-giostre di via San Martino, in zona cimitero, con l’accensione del rogo prevista per le 18.30. Ad offrire ristoro ai partecipanti penserà il locale Gruppo Alpini, che preparerà fumanti piatti di polenta con bruscitt o gorgonzola, vin brulé e thè caldo, per riscaldarsi e godere al meglio di un evento che mira a riunire tutta la Comunità.

In caso di maltempo, scatterà il piano B e la manifestazione verrà rimandata a domenica 4 febbraio, sempre nella medesima location e con le stesse modalità. La serata sarà anche trasmessa in diretta sulla pagina Facebook del Comune di Cairate: https://www.facebook.com/comunecairate

La tradizione de “A Puscéna di Donn”

A Cairate, il rogo della Gioeubia dell’era moderna è iniziato in tempi molto recenti rispetto ad altre località: il primo falò, infatti, risale “solo” al 2008.

Grazie a Samuele Zaccaro, amministratore della pagina Facebook “Cairatese dal futuro”, sappiamo che nello stesso periodo dell’anno sul territorio cairatese era in voga un’altra consuetudine davvero peculiare, “A Puscéna di Donn”, espressamente dedicata alle donne del paese.

Seppure con qualche variante locale, la festa prevedeva che le signore e signorine cenassero tutte insieme senza gli uomini, che potevano raggiungerle solo a pasto terminato (il termine Puscéna deriva infatti dal latino “post cenam”, cioè “dopo cena”) e, per quanto riguarda i mariti, dopo aver messo a letto i figli. Alle donne, quindi, veniva portato un dolce a forma di cuore, “ul cor da bum bum”, e i giovani lo offrivano alle ragazze di cui erano innamorati, per farsi avanti con loro.

Questa tradizione coincideva anche con il momento in cui, all’approssimarsi della fine dell’inverno, molti uomini dovevano lasciare il paese per andare a coltivare campi a volte lontani o addirittura per trasferirsi all’estero e lavorare in fabbrica come stagionali.

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