CAIRATE – La prima fase, quella che riguardava l’installazione dell’impianto per produrre idrogeno nel fondovalle di Cairate e che ha visto al posa dei pannelli fotovoltaici, è terminata: l’inaugurazione è già prevista per settembre. Ora si punta al secondo step, il «più importante». Si tratta della rigenerazione dell’area industriale dismessa, in riferimento alla «ferita aperta del territorio» da mezzo secolo che riguarda l’ex cartiera Vita Mayer.
La rinascita dell’area
Ad aggiornare sul maxi-intervento è stato il sindaco cairatese Anna Pugliese, che si è affidata alla terza puntata della diretta social Dolce e Amaro per raccontare il processo di rinascita di quell’area «compromessa» nel cuore della Valle Olona. «Oggi c’è la svolta anche ecologica: il mostro di archeologia industriale non solo verrà in parte demolito e ricostruito, ma rientra nel progetto H2Olona-Hydrogen Valley: una transizione totale dal carbone e dalla carta all’idrogeno verde». Si tratta del piano promosso dalla Expand – società della famiglia Vitali – finanziato con un investimento complessivo di circa 11,5 milioni di euro dal ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo energetico attraverso il Pnrr e che, quindi, prevedeva scadenze molto rigide entro la metà di quest’anno: produrrà 102 tonnellate all’anno di idrogeno verde attraverso un impianto di elettrolisi. L’obiettivo che vuole raggiungere Expand entro la fine del 2026, inoltre, è quello di andare a rogito per l’acquisto della ex cartiera Vita Mayer.
Il secondo step
Spiega, poi, il sindaco: «Ci sarà un secondo step in merito all’impianto, che permetterà di bonificare in loco i fanghi, materiali di rifiuto del depuratore per circa 500 tonnellate». Fino all’impianto Bess, pensato per «accumulare energia pulita e metterla a disposizione, a prezzi calmierati, alle aziende che si insedieranno in valle. Ma anche alla comunità». Calcolando fino a un risparmio «tra i 400mila e i 500mila euro l’anno» di cui l’ente locale potrebbe godere sul riscaldamento degli edifici pubblici.
I vantaggi
La comunità, invece, che vantaggi avrà? Lo spiega Pugliese: «Si prevede la restituzione del parco e della valle dopo mezzo secolo di chiusura». Con la bonifica dell’area e con la riconversione del luogo industriale, «l’impatto sarà positivo: quasi 200mila metri quadrati con inclusi percorsi ciclopedonali nel verde che si innescano con il bike park».
Focus, quindi, sulle attività produttive che si insedieranno: «Non saranno aziende a livello industriale, con emissioni o che richiedono passaggio mezzi pesanti. Ma saranno legate a servizi di hub strategico e studi tecnologici». E proprio la viabilità è fra le questioni fondamentali da gestire. Mette in chiaro il primo cittadino: «Sono previsti in media due camion bombolati alla settimana per il trasporto di idrogeno, quindi non si appesantirà il carico di viabilità, primissima richiesta fatta».
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