Omicidio Bossi, Carolo si scusa. La famiglia: «Scuse respinte al mittente»

Nella foto Douglas Carolo e Michele Caglioni

CAIRATE – «Chiedo scusa alla famiglia di Andrea». Douglas Carolo, il 20enne arrestato per l’omicidio di Andrea Bossi, consumato a Cairate nell’abitazione della vittima in via Mascheroni nella notte tra il 26 e il 17 gennaio 2024, oggi, martedì 2 dicembre, ha reso spontanee dichiarazioni davanti alla Corte d’Assise presieduta da Rossella Ferrazzi. Con lui è imputato in concorso per l’omicidio del 26enne fagnanese da poco trasferitosi a Cairate, anche Michele Caglioni. 

Scuse respinte al mittente

Quelle pronunciate da Carolo oggi sono le prime scuse arrivate dall’imputato alla famiglia della vittima. Scuse che non era state porte nemmeno quando il giovane ha reso esame davanti alla Corte d’Assise. E oggi è arrivata la replica alle parole di Carolo che i famigliari di Andrea hanno affidato all’avvocato di parte civile Davide Toscani: «Le scuse pronunciate da Carolo appaiono tardive, poiché giungono ormai a quasi due anni dall’omicidio, di comodo poiché finalizzate unicamente ad ottenere una attenuante in caso di condanna e soprattutto inutili, in quanto la famiglia di Andrea non se ne fa nulla delle scuse di una persona che ha offeso il povero Andrea quando era in vita e continua a farlo anche adesso che è morto. Le scuse vengono respinte al mittente.», dichiara il legale.

Slitta la discussione

Oggi le parti avrebbero dovuto discutere il processo ma l’udienza, prevista come più che corposa, ha visto slittare gli interventi di accusa, parte civile e difesa, al prossimo 9 dicembre quando, come ha precisato il presidente Ferrazzi, l’udienza proseguirà ad oltranza sino alle 21. Uno dei difensori non avrebbe potuto discutere oggi, la Corte ha deciso che è necessario che le parti vengano ascoltate tutte nell’arco di un’unica udienza. Di qui il rinvio al 9 per la discussione e al 16 dicembre, poi, per repliche e sentenza.

Le dichiarazioni di Carolo

Carolo ha voluto rendere spontanee dichiarazioni vista anche la sua decisione di interrompere il proprio esame – dopo una lunga serie di contraddizioni puntualmente contestate dalla Pm Giulia Grillo e rilevate dalla stessa Corte – prima che i suoi difensori potessero svolgere il controesame.

Carolo ha puntualizzato, ancora oggi, di non aver mai avuto rapporti sessuali con la vittima (secondo quanto da lui dichiarato vi era un accordo tra lui e il 26enne che prevedeva da parte di quest’ultimo il pagamento di 30mila euro per avere un rapporto con il giovane imputato) «Quella sera non ci riuscii», ha ribadito oggi (nell’appartamento di via Mascheroni i carabinieri trovarono un preservativo usato dopo il delitto). Carolo si è quindi scusato con il Pm per aver dichiarato che la sera del delitto – di cui i due imputati si accusano reciprocamente – uscì due volte insieme ad Andrea «Per acquistare cartine e filtri per uno spinello che avevamo deciso di fumare insieme- In realtà le uscite furono tre, nell’ultima occasione Andrea, che aveva visto Michele che mi aspettava vicino alla rampa dei garage, mi disse di farlo salire e che aveva chiuso il cane sul balcone perché non sapeva come avrebbe reagito alla presenza di un estraneo (Caglioni e Bossi non si erano mai visti). Io allora aprii il cancello a Michele e salimmo insieme ad attendere il ritorno di Andrea». Oggi sono state acquisite anche le copie forensi del cellulare della madre di Caglioni che aveva testimoniato come l’ex del figlio- la cui testimonianza è importante per l’aggravante della premeditazione – che la ragazza aveva mandato messaggi dal tenore completamente diverso come se volesse sapere cosa stesse dicendo Michele. Agli atti anche una mail inviata da Caglioni alla ex dal carcere.

Per l’accusa, al contrario, i due imputati, in accordo tra loro, avevano pianificato di assassinare Andrea per derubarlo. Carolo, che conosceva la vittima, aveva raggiunto il 26enne in casa sua salvo poi farlo uscire con una scusa, scendere, aprire a Caglioni che lo attendeva in strada, per poi aggredire insieme il povero Bossi: uno dei due lo avrebbe stordito con un colpo di padella (ritrovata vicino al corpo) l’altro lo avrebbe accoltellato colpendolo al collo.  

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