BUSTO ARSIZIO – Assolto un 49enne di Cairate dalle accuse di violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti della moglie. La decisione è stata pronunciata dal collegio del Tribunale composto dai giudici Fazio, Ceffa e Graziano al termine di un processo nato da fatti risalenti al 2022. L’imputato oggi, martedì 26 maggio, difeso dall’avvocato Riccardo Stucchi, è uscito da innocente dal tribunale bustocco.
Chiesti sei anni e nove mesi
Il 49enne per il quale la pubblica accusa aveva chiesto una condanna a sei anni e nove mesi di reclusione, era imputato di maltrattamenti, lesioni aggravate e violenza sessuale. Il Tribunale ha disposto l’assoluzione per due capi “perché il fatto non sussiste”, dichiarando inoltre l’improcedibilità di una terza contestazione.
L’accusa
Secondo l’impianto accusatorio, il 49enne avrebbe sottoposto la moglie a continue vessazioni, manifestando una gelosia ossessiva, imponendo pratiche sessuali non consensuali e arrivando anche ad aggredirla fisicamente.
La difesa
La difesa, rappresentata dall’avvocato Riccardo Stucchi, ha invece sostenuto nel corso del dibattimento che il rapporto tra i coniugi fosse caratterizzato da una forte conflittualità reciproca e da dinamiche paritarie, incompatibili – secondo la linea difensiva – con il quadro tipico del reato di maltrattamenti.
Nel corso dell’istruttoria, la difesa ha evidenziato come alcune testimonianze avrebbero descritto la donna come figura predominante all’interno della coppia. Sarebbe inoltre emerso che le richieste di sperimentazione sessuale e di pratiche legate allo scambismo provenissero dalla stessa persona offesa o fossero comunque condivise dalla coppia.
Particolare rilievo ha avuto, secondo la difesa, la testimonianza di uno specialista ascoltato in aula, ritenuto “testimone neutro”, che avrebbe confermato la natura consensuale delle esperienze sessuali contestate e l’assenza di uno squilibrio di potere all’interno della relazione.
La denuncia
La sentenza arriva al termine di una vicenda giudiziaria iniziata nel 2022, quando, a seguito della querela presentata dalla donna, erano stati disposti provvedimenti di tutela nei suoi confronti e all’uomo era stato imposto il divieto di avvicinamento.
Relazione tossica
Nel corso della requisitoria finale, la difesa ha insistito sulla necessità di distinguere una relazione “fortemente tossica e conflittuale” dalla sussistenza di condotte penalmente rilevanti. In particolare, gli avvocati dell’imputato hanno sottolineato le contraddizioni emerse durante il dibattimento e l’assenza, nella querela iniziale, di riferimenti agli episodi di violenza sessuale contestati successivamente.
Secondo il collegio giudicante, gli elementi raccolti nel processo non sono stati sufficienti a sostenere le accuse formulate nei confronti dell’imputato.
