Campo estivo al Pime di Busto, 130 giovani impegnati nella raccolta dell’usato

campo estivo Pime

BUSTO ARSIZIO – Non hanno scelto né il mare né la montagna, né la piscina né le “vasche” in centro con gli amici e tanto meno chat con cellulare o social, ma hanno deciso di spendere il loro tempo libero a servizio delle famiglie di Busto Arsizio. E i numeri sono eloquenti: sono 138 i giovani che in questo periodo stanno impreziosendo il loro tempo al Pime dove dal 22 agosto al 2 settembre è in corso il Campo estivo. Sono volontari dai 16 ai 30 anni con una prevalenza di giovanissimi dai 16 ai 22 che passano la loro giornata per gli altri. Due le parole d’ordine: accoglienza e lavoro di squadra. Così le mattine sono spese in attività formative e di condivisione con testimonianze e giochi educativi e i pomeriggi tra sgomberi e traslochi radunano tutto l’usato che riescono a trovare, lo smistano, lo sistemano per rivenderlo nel loro mercatino e devolvere i proventi a sostegno delle missioni del Pime. Un lavoro duro, ma il loro segreto è quello di divertirsi facendolo insieme. E in effetti sono già tanti i ragazzi che pensano a malincuore quando il campus tra qualche giorno finirà.

Raccolta, smistamento, rivendita, riciclo

A illustrare la filiera, una delle responsabili Daniela Formenti: «Innanzitutto ci tengo a sottolineare che si tratta di un lavoro d’equipe e io sono una tra i tanti e senza tutte queste persone non riuscirei a portare avanti l’attività. Nel pomeriggio i ragazzi sono impegnati nella raccolta di ogni genere di materiale presso le famiglie di Busto Arsizio e dei dintorni che donano mobili, indumenti, libri, elettrodomestici, ferro, oggettistica varia. Le famiglie chiamano e i nostri ragazzi si attivano con i camion per raggiungere le abitazioni e racimolare tutto il materiale che poi smistano e rivendono». Insomma un lavoro che in realtà non impegna solo il pomeriggio, ma 24 h.

L’attività formativa

I ragazzi dormono al Pime e al mattino si dedicano ad attività formative. Quest’anno la tematica era la casa. «Abbiamo scelto il “rincasare” perché è un argomento legato all’attività del Pime – spiega Silvia Carlini – La casa è un bisogno dell’uomo, che si esprime nel desiderio di sentirsi in famiglia e vivere la quotidianità». Così in un percorso a tappe i ragazzi hanno approfondito dapprima gli aspetti positivi dell’essere a casa, poi quelli negativi, il desiderio di uscire dalle mura domestiche, il sentirsi stranieri, i “muri” ossia le difficoltà e i limiti, la casa nelle relazioni con gli altri e il riconoscersi figli di un Padre e abitare la casa del Padre. Insomma un percorso di crescita e formazione, arricchito con testimonianze e interventi di “esperti”.
Dunque camion per la raccoltad oppure le famiglie portano direttamente al Pime il materiale da riconvertire. E se non è vendibile? Ecco che interviene un altro lavoro di equipe coordinato da Savio (video): «I prodotti vengono smistati nei vari container del legno, carta, vetro e generico. Ogni giorno arrivano i camion e i container vengono svuotati».

«Un micro-mondo con relazioni  autentiche»

Alla domanda “Perché questa esperienza”, eloquenti le testimonianze dei giovani.
Chiara Olivato: «Ho ricevuto tanto da questa esperienza e voglio restituire quello che ho raccolto a chi si accinge a intraprendere quest’iniziativa per la prima volta. Tanto? Sì perché questo è un micro-mondo all’interno della nostra città in cui si riscoprono le relazioni autentiche. Fino a 18 anni sentivo la necessità di tessere queste relazioni vere e qui le ho trovate. Guarda, questo è l’inno che abbiamo inventato noi e che cantiamo spesso. Suona così: “Se sei qui con me, sono a casa. Se non ho più paura, sono a casa. Se mi scaldi con il tuo abbraccio, sono a casa”.
A condividere l’esperienza, con qualche anno in più, c’è anche il papà di Chiara, Tito. È da dieci anni che sono qui con la mia famiglia e ho ritrovato un’altra famiglia. A fronte di tanti programmi politici, qui c’è la vera integrazione che si basa sulla condivisione e sul volersi bene».
C’è anche chi come Michele Bertoldi ha fatto il suo ingresso dieci anni fa come aiutante alla prime armi e ora nel 2018 è un attivo organizzatore e coordinatore: «Quando sono arrivato nel 2008 mi sono sentito subito a casa tanto che ho deciso di dedicarmi a costruire questo posto. E lo faccio non solo in estate, ma tutto l’anno. In autunno riprendiamo il cammino del campus estivo, ci ritroviamo in incontri di riflessione e una domenica al mese proseguiamo nella raccolta di mobili…. Gli incontri erano incentrati su un fulcro, quest’anno il tema era il desiderio. Ci stiamo già organizzando per il prossimo».

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