CANTELLO – Avrebbe maltrattato i bambini che doveva accudire nella scuola dell’infanzia paritaria di Cantello dove faceva la maestra. Per questo l’imputata, classe 1987, deve essere condannata a quattro anni di reclusione. Lo ha chiesto il pubblico ministero a conclusione di un processo che si è svolto davanti ai giudici del collegio del Tribunale di Varese, per fatti che risalgono alla fine del 2019 e all’inizio del 2020.
«Metodi bruschi»
Scappellotti, tirate d’orecchie, rimproveri con i bambini presi per il mento e costretti a sostenere lo sguardo della maestra. Questi alcuni degli episodi contestati alla donna, che oggi svolge un altro lavoro, e peraltro finiti al centro di filmati registrati nel corso delle indagini grazie alle telecamere installate dai carabinieri all’interno della scuola dell’infanzia. «Intercettazioni audio e video di fondamentale importanza», secondo il pm, che nel descrivere la maestra ha fatto riferimento a quanto dichiarato in aula dai testimoni, tra cui una collaboratrice dell’imputata: «Usava metodi bruschi, tanto che una collega provava malessere per quello che vedeva in classe».
La difesa: «Nessuna violenza»
Una versione non condivisa dalla difesa della donna, rappresentata dall’avvocato Massimo Tatti, che nel chiedere l’assoluzione per la sua assistita ha puntato proprio su quei filmati così importanti per l’accusa: «Non dimostrano i maltrattamenti, e nessuno dei fatti esposti in querela è stato dimostrato a dibattimento». Non esisteva una stanza del castigo per i bambini disubbidienti, ha precisato il legale; le trascrizioni relative ai filmati delle telecamere non corrispondono al materiale audiovisivo, perché ad esempio nessun minore è mai stato picchiato con degli oggetti; e dai video, inoltre, certi aspetti, come l’intensità di uno strattonamento, non possono essere colti. E poi ancora: «Gli stessi operanti di polizia giudiziaria che avevano visionato i filmati, in udienza hanno escluso che la maestra abbia usato violenza sui bambini, aggiungendo che in caso di atti violenti sarebbero intervenuti durante le indagini». Per l’avvocato non ci furono schiaffi, nemmeno gesti umilianti. Al massimo dei “buffetti” per richiamare l’attenzione dei bambini.
Genitori parte civile
A condividere la posizione del pubblico ministero sono invece gli avvocati Paolo Bossi e Anna Maria Brusa, che assistono i genitori che si sono costituiti parte civile nel processo. «Il significato dei filmati è chiaro – ha affermato l’avvocato Bossi – Non è possibile mettere le mani addosso ai bambini di due anni». L’avvocato Brusa ha poi puntato l’attenzione sulla cosiddetta “sedia del time out”, usata per far calmare i bambini più indisciplinati, costringendoli a stare fermi: «Gli studi lo definiscono un metodo non adatto ai bambini dai due ai cinque anni di età». L’ultimo atto del processo è fissato per ottobre con le eventuali repliche e la sentenza.
