VARESE – Andrea Dini, cognato del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, è indagato insieme ad altre cinque persone dalla procura di Milano per un presunto caso di caporalato nel settore della moda, legato alla produzione di capi per il brand Paul&Shark. Dini, già coinvolto nella vicenda dei camici forniti alla Regione – poi archiviata – era amministratore della società Dama Spa, ora sotto indagine. Disposto d’urgenza anche il controllo giudiziario della «Alberto Aspesi & C. spa» (brand dei piumini da 40 milioni di fatturato).
Controllo giudiziario urgente
I pm Paolo Storari e Daniela Bartolucci hanno disposto un controllo giudiziario urgente sulla Dama Spa, guidata dal fratello della moglie del governatore, Roberta Dini. La misura, eseguita martedì 17 marzo dalla Guardia di Finanza, dovrà essere confermata da un gip entro dieci giorni.
L’accusa
Secondo l’inchiesta, la società avrebbe impiegato manodopera cinese in “stato di bisogno” per sette giorni alla settimana, dalle 8 del mattino alle 22 di sera, nella produzione dei capi Paul&Shark. L’attività produttiva principale del marchio si concentra nella sede di Varese.
Dama spa e Alberto Aspesi spa dispongono di modelli organizzativi. Tuttavia, secondo la Procura, «una diffusa carenza di tali modelli e un sistema di controlli di internal audit inefficace» ha «agevolato colposamente persone coinvolte, per le quali esistono elementi probatori consistenti riguardo al reato di caporalato». La Procura sottolinea che «i codici etici e i modelli di gestione e controllo risultano inefficaci quando, nella ricerca del massimo profitto al costo più basso possibile, si permette la creazione di un sistema produttivo basato sullo sfruttamento della forza lavoro».
Proprio per questo motivo, i magistrati hanno deciso di intervenire ricorrendo al «controllo giudiziario» d’urgenza, considerando anche che «la situazione di sfruttamento dello stato di bisogno, documentata dalle ultime fatture risalenti a febbraio 2026, sembra protrarsi da anni, ignorando del tutto le recenti iniziative in materia, sia sul piano giudiziario sia attraverso strumenti di soft law, come il protocollo d’intesa del 26 maggio 2025 presso la Prefettura di Milano tra sindacati e imprese della filiera della moda».
