MILANO – Approvato in consiglio regionale il documento che supera il vincolo di esclusività per il personale sanitario e propone nuove regole per lo svolgimento della attività libero-professionali. Nella seduta di oggi – martedì 30 giugno – il consiglio ha approvato la proposta di legge al Parlamento “Disposizioni in materia di attività libero-professionali delle professioni sanitarie”. L’iniziativa legislativa nasce dalla volontà di provare a dare una risposta strutturale alle criticità che da anni interessano il sistema sanitario: carenza di personale, scarso interesse per le professioni sanitarie, crescente domanda di assistenza territoriale e domiciliare e necessità di ridurre le liste d’attesa. Dopo le deroghe temporanee introdotte durante l’emergenza pandemica, la Lombardia propone una modifica normativa stabile, riconoscendo pari dignità alle professioni sanitarie rispetto alla dirigenza medica.
Il futuro del sistema sanitario
«Con questa proposta la Lombardia vuole aprire una riflessione nazionale sul futuro del nostro sistema sanitario. Sostenere le professioni sanitarie significa riconoscere competenze, responsabilità e professionalità che rappresentano una colonna portante del sistema sanitario», spiega il relatore Emanuele Monti (Lega). «Rendere strutturale la possibilità di esercitare la libera professione non indebolisce il servizio pubblico, ma lo rafforza: aumenta l’efficacia del comparto, migliora la continuità delle cure, contribuisce a ridurre le liste d’attesa e offre ai cittadini servizi più vicini ai loro bisogni. È una riforma di buon senso che guarda al futuro della sanità italiana: non pone vincoli o obblighi, ma toglie lacci e lacciuoli che non rispondono ai bisogni sanitari e sociali del nostro Paese. L’obiettivo finale è avviare un confronto in Parlamento per arrivare a una disciplina uniforme e stabile che renda il Servizio sanitario nazionale più moderno, efficiente e capace di rispondere alle esigenze dei cittadini e dei professionisti».
La proposta
Secondo l’impostazione della proposta, il vincolo di esclusività non sarebbe più coerente con le esigenze di un sistema che dovrebbe integrare sempre di più ospedale e territorio e la legge consentirebbe a infermieri, ostetriche, fisioterapisti, logopedisti, tecnici sanitari e agli altri professionisti del comparto di mettere le proprie competenze a disposizione dei cittadini anche in regime libero-professionale, garantendo continuità assistenziale tra ospedale e territorio e favorendo percorsi di cura personalizzati, soprattutto per i pazienti cronici e fragili. La proposta di legge, composta da tre articoli, demanda alle Regioni la disciplina organizzativa dell’attività libero-professionale e mira a superare definitivamente l’attuale regime transitorio.
