Non occorre scorrere l’ennesimo commento dell’amministratore di un gruppo facebook locale, che si lamenta giustamente degli ultimi vandalismi occorsi nella Città di Cassano Magnago, per comprendere che qualcosa non funziona; a proposito di sicurezza, di prevenzione del crimine, di deterrenza, finanche di repressione della delinquenza, talvolta ahimè, minorile. È il caso, come leggiamo continuamente, delle temibili bande di ragazzini che spadroneggiano come descritto, nei parcheggi dei supermercati, nei viali alberati, nei ritrovi d’ogni genere. Si dice di baby gang che si divertano nel disturbare le persone sole ed anziane mentre passeggiano o giocano a bocce, senza paura alcuna di venire ripresi nemmeno dalla massa; che si procurino o spaccino droga nei parchi fra le siepi, sporchino, bevano senza misura per poi fabbricare esplosivi con bottiglie e lattine. Sarà vero?
Vero è che Cassano sta sempre nei premi, in particolare per la cronaca riguardante le risse tra antagonisti giovani, gli atti distruttivi di ragazzi sui beni pubblici (recente quello sui servizi igienici di un parco comunale), l’omicidio, nel caso più grave avvenuto a Cairate ad opera da accertare da parte di un ventunenne cassanese; l’abuso di droga, sessuale, la pedopornografia, le botte sui genitori da parte di minori, le rapine nelle ville ed i furti nei garage, le varie truffe, foriere di tanta depressione ed amarezza nelle vittime più fragili.
Che si fa a Cassano? Quel che possono le forze dell’ordine, molto preparate ma sottonumerate e restando pertanto, nei confronti del reato, sovente a piedi (non è solamente un modo di dire, visto che le e-bike antidegrado comprate l’anno scorso proprio per la mobilità rapida, ideale nella vigilanza capillare su diversi luoghi difficilmente percorribili dalle pattuglie di polizia, quali boschi, prati, sterrati, ideali per nascondersi fuggendo dalle malefatte commesse, non sarebbero state usate praticamente mai, nonostante la spesa assieme alla promessa fatta dal Comune); quel che riescono i cittadini, armati soprattutto di pazienza nel vigilare, segnalare e stare in guardia. Ma le tante pubbliche fototrappole e telecamere di ultima generazione montate sui pali di molti siti cittadini rischiosi?
Non paiono funzionare, si sente, per insuperabili difficoltà nella gestione delle immagini registrate, sempre che siano registrate. Qualcuno ci indica quegli strumenti registratori lì in alto, nel parco nuovo: “Si vede che mancano i fili della corrente! Sono finti, non spaventano nessuno: quei vandali sono più furbi di noi!”. In effetti non risultano comunicazioni di individuazione elettronica di qualche faccia responsabile di misfatti recenti.
Chissà se resta attivo quel progetto, oramai pratica superata, delle zone di controllo del vicinato (strumento preventivo del crimine)? Restano certamente visibili quei suoi particolari cartelli stradali gialli, ingialliti, installati in alcune vie. Resistono dei coordinatori civici del controllo, così pare, che faticano tuttavia a tenere insieme poche persone, cittadini sempre più arrabbiati, esasperati, impotenti. Sembra ci si voglia attenere strettamente ad un protocollo d’intesa, di massima, scritto dal Ministero degli Interni, che prevede la collaborazione e l’attenzione “solidale” al vicinato contro la criminalità; senza però considerare che tra le righe di quel programma ci sia spazio per l’innovazione (muoversi, intervenire, supportare quel vicinato, soprattutto se debole ed indifeso: vedi gli anziani soli in difficoltà); ci sia anche spazio per l’analisi individuale del rischio, per la proposta personalizzata, per la critica costruttiva, comunitaria.
Ci si chiede se è possibile aiutare quei nostri coordinatori del controllo locale nella stasi di idee e di risultati soddisfacenti.
Pensiamo ci si debba dare una mossa, una scossa, che sia urgente ed emergente. Limitarsi a fare le vedette comunicando che si è bruciato un lampione e che c’è troppo buio, che è transitato un tipo piuttosto strano, sospetto, sconosciuto, lascia quel tempo che ha trovato. Tempo di paura, purtroppo: non crediamo?
Massimo Crespi
(cittadino di Cassano Magnago)
