Caso Sieco a Cassano, Calì: «Noi non c’entriamo». Il sindaco: «Vedo malafede»

Cassano sieco cali ottaviani

CASSANO MAGNAGO – «Non abbiamo nulla da nascondere», dice il sindaco di Cassano Magnago Pietro Ottaviani. Mentre la delegata alle Partecipate, Mariangela Calì, si chiama fuori da ogni responsabilità. Così l’amministrazione comunale replica alle accuse del consigliere di opposizione Tommaso Police, che ha scritto anche al prefetto di Varese per ottenere i verbali delle sedute dell’ufficio di coordinamento di Sieco, la società di gestione dei rifiuti al centro di una lunga querelle che dura ormai da settimane tra Cassano Magnago e i Comuni Soci.

La nota di Calì 

«Leggo con molto rammarico le dichiarazioni del consigliere Police in quanto, sin dai primi giorni del mese di maggio, ovvero pochi giorni dopo aver appreso dell’istanza di accesso agli atti, ho personalmente domandato ai tecnici comunali di verificare se risultasse protocollato il riscontro da parte della società partecipata», fa sapere Calì in una nota molto tecnica attraverso cui punta il dito contro i vertici della società. Scrive infatti: «È evidente che, qualora inevasa tale istanza, non potrei che stigmatizzare tale atteggiamento di Sieco tanto più che, contrariamente a quanto ritenuto dal consigliere Police, non risulterebbe un trattamento al medesimo riservato. Anche le mie passate richieste di ricevere documentazione, infatti, non sono state evase e proprio tale mancanza ha comportato la necessità di pensare ed adottare un approccio diverso da parte dell’Amministrazione, con ogni connesso protrarsi delle tempistiche. Non comprendo, in ogni caso, come il consigliere Police possa ritenere in alcun modo l’Amministrazione responsabile di una mancanza che, qualora verificatasi, rimarrebbe in capo esclusivamente alla società partecipata». 

Le parole del sindaco

Toni molti diversi utilizza il primo cittadino, che da settimane è alla ricerca della migliore soluzione per il rinnovo del contratto per la gestione dei rifiuti e che non ha alcuna intenzione di utilizzare il caso sollevato dal centrosinistra per peggiorare ulteriormente i rapporti già tesi con Sieco. Ottaviani, mostrando l’originale delle lettere, fa semplicemente notare che le richieste di accesso agli atti di Police sono state indirizzate all’amministrazione unico di Sieco, Pietro Giordani, mentre lui è stato inserito soltanto in copia conoscenza insieme ad altre persone. Come può dunque ora il consigliere di opposizione prendersela con lui, visto che non è il destinatario della richiesta? Una domanda talmente semplice che Ottaviani si limita a rispondere: «Non so nemmeno io che pensare, non vorrei che ci fosse malafede. Noi non abbiamo nulla da nascondere».

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