CASTANO PRIMO – Cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip del Tribunale di Busto Arsizio su richiesta del pm Nadia Calcaterra. Le hanno eseguite lunedì 13 (ma ne è stata data notizia solo oggi, 20 gennaio) gli agenti del Comando intercomunale di Polizia locale di Castano Primo e Nosate (con il vice commissario Antonio Azzinnari come ufficiale di polizia giudiziaria), in collaborazione con il personale dell’ufficio investigativo del commissariato di Busto della Polizia di Stato. L’accusa per tutti è spaccio di stupefacenti nelle aree boschive sui territori dei comuni di Castano Primo, Nosate e Lonate Pozzolo. Il Pm Calcaterra ha aggirato anche il “pericolo” dell’interrogatorio preventivo (introdotto dalla riforma della giustizia) prima dell’esecuzione delle misure di custodia cautelare contestando il pericolo di fuga, il pericolo di inquinamento probatorio e il possesso di armi visto che la banda utilizzava machete e spray urticante.
Market della droga con orari dedicati
Gli arresti sono l’esito di una articolata attività investigativa condotta dall’ufficio di Polizia giudiziaria castanese e coordinata dalla Procura di Busto, a seguito della quale ai soggetti sottoposti a misura cautelare sono stati contestati ben 40 capi d’incolpazione. Le indagini hanno consentito di smantellare due gruppi organizzati che gestivano veri e propri “market della droga” attraverso molteplici punti di spaccio localizzati nelle zone boschive adiacenti via Tornavento e via Oleggio a Castano al confine con Lonate Pozzolo, via Cerone a Nosate, l’ecocentro di Lonate Pozzolo e, in quest’ultimo comune, via Ceresio e la zona di Sant’Antonino (nella foto in alto, un bivacco degli spacciatori vicino a uno dei punti di vendita).
L’attività criminale, strutturata in modo gerarchico, era esercitata, ormai da alcuni anni, attraverso un vero e proprio orario “lavorativo” diversificato a seconda delle piazzole di spaccio: a Lonate tutti i giorni della settimana con orari dal mattino fino a tarda notte, a Castano e a Nosate da lunedì al sabato. I numerosissimi assuntori, provenienti anche da comuni distanti, si rivolgevano agli arrestati per approvvigionarsi di cocaina, eroina e hashish, assicurando loro ingenti e costanti guadagni.
Machete e spray urticanti come armi
Le indagini hanno evidenziato la particolare abilità degli spacciatori che, per eludere i ripetuti controlli delle forze di polizia, agivano con il volto parzialmente coperto e, in alcuni casi, armati di machete e spray urticanti. Nel corso dell’attività investigativa è emerso che uno dei capi del “market”, già sottoposto agli arresti domiciliari per altri fatti analoghi, era riuscito ad evadere, riprendendo subito il controllo dell’attività criminosa. Uno degli altri arrestati, invece, allontanatosi in un primo momento dall’Italia, è stato catturato al momento del suo rientro nel nostro Paese al porto di Genova, in esecuzione di un ordine di carcerazione definitivo per reati di violenza sessuale e rapina.
Quattro dei cinque membri dei due gruppi di spacciatori erano già stati condannati in precedenza per lo stesso reato di spaccio di sostanze stupefacenti.
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