di Massimo Lodi
Cercasi segretario/segretaria del Pd. Mica per scherzo. Davvero. Difetto sempre più evidente di leadership da parte della titolare in carica. Guida la forza egemone della sinistra e si fa burlare day by day dal secondo in classifica. Ovvero: non numero uno Schlein e numero due Conte, bensì l’opposto. Vedasi la vicenda giudiziaria di Milano. Vedasi il bis di Pesaro. Recalcitrante solidarietà dell’M5S ai Dem. E sì che i Dem han concesso all’M5S più che potevano in vista delle regionali d’autunno. Bella riconoscenza.
Ma Elly, testardamente unitaria, accetta la sostanziale supremazia di Giuseppi, testardamente divisivo. Perché renitente all’idea che lei nel ’27, elezioni politiche, sia la candidata al vertice dell’esecutivo invece di lui. L’hombre da pochette, ma non da poco, che Chigi, strapalazzo fashion, l’ha abitato due volte e si ritiene inquilino privilegiando: da preferire a chiunque.
Stupore dell’elettorato Pd. E anche del partito, pur se nessun lo dice. Ma il timido atteggiarsi della gran capa -non la si vede mai arrivare al comando del blocco progressista- lascia il segno. Tanto che corre la seguente pensata-osée: nel caso in cui andassero male le regionali (Valle d’ Aosta, Veneto, Campania, Toscana, Marche, Puglia) il rendez-vous risulterà indifferibile. Mica si può andare avanti così, subalterni all’alleato furbescamente manovriero e al traino della Meloni. Traino sì, nel senso che molte posizioni politiche sono la risposta-coda alle iniziative della premier. Insomma: Giorgia fa il suo match, Elly gioca di sponda. E di sponda in sponda il rischio è finire spiaggiati for ever. Per sempre.
Tra l’altro una simile tattica aiuta a ingrossare il favore popolare della top-sovranista. Non era mai accaduto nella storia repubblicana che il consenso d’un presidente del Consiglio risultasse dopo tre anni maggiore di quanto fosse all’insediamento. Con la Meloni è capitato. Càpita.
Lo testimonia la sondaggista Alessandra Ghisleri: tre punti guadagnati dall’ottobre ’22 al luglio ’25. Un’anomalia cui ha contribuito il semi-nullismo delle opposizioni, tanto che il credito nazionale di Giorgia, nonostante sia ogni giorno demonizzata, è cresciuto fino ad attestarsi fra il 34 e il 36%. Ci sarà qualche responsabilità dei rivali o non ci sarà? Ci sarà. C’è.
Basti riflettere su come, i rivali, si scozzonano in merito a immigrazione, sicurezza, lavoro, diritti civili, giustizia. E pensare che i motivi a sostegno d’un quadro ribaltato -premier in calo, minoranze in aumento- ci sarebbero, come no: il numero d’italiani a rischio povertà lievita (sono 13,5 milioni), le soglie d’indigenza ed esclusione sociale s’abbassano, l’inflazione picchia, i soprusi fiscali indispettiscono, il disagio d’accesso ai servizi sanitari indigna, il peso delle tasse soffoca, l’esiguità dei salari deprime, il tranquillo/protetto vivere in numerose città è una barzelletta. Eccetera.
Un insieme sufficiente, più che sufficiente, a costituire l’alleanza-contro, in felice armocromia di sigle diverse. Invece, nada de nada. Dispetti, ripicche, egoismi, presunzioni. Non uno straccio di vero patto operativo, con tanto di guida scelta, condivisa, autorevole. Colpa di tutti, si capisce. Però colpa specialmente di chi ha più voti, in quel campo in teoria largo, in pratica ristrettissimo. Dunque e pardon, la banale conclusione: se costui (cioè costei, nella deludente attualità) fallisce, se ne deve prendere atto. O cambia la musica o va cambiato il direttore d’orchestra. Intanto, arrivederci al prossimo sondaggio.
