Cerro, via libera alla convenzione per l’ex discarica. Aspro confronto in Consiglio

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CERRO MAGGIORE – Ennesimo botta e risposta a Cerro Maggiore tra la giunta e i cittadini del comitato che si oppone alla riapertura della discarica. Teatro, l’aula del consiglio comunale convocato nella serata di ieri, giovedì 18 dicembre, che ha approvato (con i soli voti della maggioranza) lo schema di convenzione per l’area Baraggia dove ha sede l’impianto. In coda è andato in scena un lungo dibattito, aperto agli interventi dei cittadini, che ha fatto durare il Consiglio più di quattro ore e mezza. In apertura, il comitato ha mostrato uno striscione provocatorio (nella foto).

«La convenzione per la riapertura della discarica è un atto politicamente arrogante e tecnicamente fragile, portato avanti nel silenzio e contro la comunità – ha ribadito la propria posizione il comitato – È costellata di lacune, ambiguità e maglie larghe che sembrano costruite per consentire all’operatore, lo stesso che in passato è stato coinvolto in gravi vicende giudiziarie, con illeciti e condanne, di muoversi con ampi margini di discrezionalità. Un’impostazione che scarica i rischi sul territorio e sulla salute dei cittadini, lasciando spazio a ulteriori margini di profitto per il gestore».

«Operazione opaca e imposta ai cittadini»

Molti, a detta del comitato, i punti dolenti. «Sul riempimento a lotti e sull’installazione del fotovoltaico convivono regole opposte, mentre la presunta durata di “10 anni” è una mistificazione, perché la convenzione consente proroghe senza alcun limite massimo. I controlli sono ridotti a una farsa: due controlli documentali all’anno, 8.000 euro annui per i controlli qualitativi e verifiche sui camion affidate alla stessa società che trae profitto dall’impianto. Il traffico viene controllato a posteriori, sulla base di targhe fornite dal gestore, mentre sparisce ogni limite al numero di camion giornalieri. Un sistema che rende le regole facilmente aggirabili. Grave anche la riduzione delle garanzie economiche, nonostante precedenti inadempienze accertate, e il riferimento a un permesso a costruire dai contorni volutamente poco chiari.

«A rendere ancora più evidente l’assenza di una reale volontà di confronto vi è un fatto difficilmente contestabile: la convenzione è sostanzialmente identica alla bozza presentata nel 2023, riproposta con un aggiornamento formale nel 2024. Questo dato smentisce clamorosamente la narrazione dell’ascolto e della disponibilità al dialogo: nonostante osservazioni, critiche e progetti alternativi avanzati dalla cittadinanza, l’impianto del documento è rimasto invariato. Ancora più grave è il metodo: comunicazione pessima, documenti difficili da reperire sul sito comunale, tempistiche forzate e assenza totale di una reale partecipazione dei cittadini. Emblematica, in questo senso, la convocazione di un consiglio comunale definito “aperto” con scarsissimo preavviso e a ridosso delle festività natalizie. Un Consiglio “aperto” convocato per chiudere il dibattito, non per aprirlo. Procedere in questo modo – conclude il comitato – significa imporre una scelta dall’alto, senza confronto e senza garanzie, assumendosi una responsabilità politica pesantissima».

Giunta: «Progetto migliorato come richiesto»

«Ieri sera – puntualizza il vicesindaco Alessandro Provini con delega a ecologia e discarica – si è concluso l’iter comunale della proposta di permesso di costruire convenzionato, che sarà subordinato all’autorizzazione di Città Metropolitana. Grazie ai tecnici comunali e ai nostri collaboratori, riteniamo di aver fatto un buon lavoro, completando tutti i passaggi che potevano essere migliorati. La bozza di convenzione e la bozza di atto allegato dei controlli hanno subìto ulteriori modifiche, recependo le principali richieste fatte dai Comuni intervenuti in Conferenza dei Servizi, implementando il corridoio ecologico a cavallo tra i due comuni come richiesto dal Comune di Rescaldina, che sarà completato quando anche questo entrerà nella convenzione.

«Per quanto ci riguarda il nostro lavoro, oltre che corretto, è stato aperto e trasparente. Dal 2023, quando abbiamo presentato il progetto per la prima volta, abbiamo avuto incontri pubblici ufficiali sia con persone che si definivano rappresentanti del comitato, sia con semplici cittadini che ci chiedevano udienza per dare la loro proposta di miglioramento. In tre anni il progetto ha avuto diverse modifiche, arrivate proprio dall’ascolto e dal desiderio di trovare la soluzione definitiva.

Tre punti chiave

Come spiegato a Malpensa24 dallo stesso Provini, «in estrema sintesi i punti fondamentali del progetto sono tre: viene ripristinato il vincolo di divieto di fare una discarica in quel luogo, che risaliva al 1995 ma decaduto con la chiusura; viene ripristinato il corridoio ecologico a cavallo tra Cerro e Rescaldina; e vengono disposti una serie di controlli decisamente importanti. Ancora più importante, e per noi la soluzione definitiva: a differenza degli accordi passati e degli accordi di programma, questa convenzione ha una scadenza certa. Se durante la sua durata non sarà definito il percorso di chiusura dell’ex cava, e quindi del progetto di recupero ambientale, il Comune potrà riscuotere le fideiussioni prestate dall’operatore e quindi fare il ripristino in fossa per conto suo: quindi o la società procede celermente con il rispristino ambientale, o l’area sarà definitivamente recuperata dal Comune con tali fideiussioni».

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