VARESE – Disposta la perizia psichiatrica a carico di Marco Manfrinati, l’ex avvocato 42enne di Busto Arsizio a processo davanti ala Corte d’Assise del tribunale di Varese per l’omicidio dell’ex suocero Fabio Limido e il tentato omicidio dell’ex moglie Lavinia Limido.
Capacità e pericolosità sociale
Il perito dovrà stabilire se Manfrinati, che è reo confesso e che ha consumato l’aggressione a coltellate il 6 maggio 2024 in via Menotti a Varese, era capace di intendere e di volere al momento del fatto valutandone anche la pericolosità sociale. La Corte ha deciso oggi, martedì 19 dicembre, al termine dell’istruttoria, il presidente Andrea Crema, in apertura di dibattimento aveva infatti precisato che una decisione sulla richiesta della difesa sarebbe stata presa quando l’Assise avrebbe avuto gli elementi per accogliere o respingere l’sitanza. L’incarico sarà affidato il prossimo 16 gennaio.
Nessuno pentimento per Fabio e Lavinia
Manfrinati oggi ha letto in aula una lettera al figlio – la separazione dal bambino, a suo dire, sarebbe la causa scatenante della violentissima aggressione a colpi di coltello – nella quale chiede scusa al piccolo per aver ceduto alla rabbia spiegando. «Nessuna parola di pentimento, invece, per quanto fatto a Fabio e Lavinia Limido dei quali Manfrinati non ha mai nemmeno nominato i nomi ha detto l’avvocato di parte civile Fabio Ambrosetti che, come la procura, si è opposto alla richiesta di perizia – Rispettiamo la decisione della Corte ma restiamo contrari alla perizia psichiatrica. Esclusi un teste e un consulente della difesa, nessuno degli altri professionisti che hanno valutato Manfrinati prima e dopo il 6 maggio ha mai riscontrato patologie e comportamenti che potessero minarne la capacità. A nostro parere Marco Manfrinati non è un pazzo, è un assassino».
