VARESE – “After work”, “Le mura di Bergamo”, “Dirty difficult dangerous” e “I nostri ieri” sono alcune delle proiezioni in programma della nuova edizione di “Un posto nel mondo – Percorsi di cinema e documentazione sociale”, rassegna realizzata in partenariato con il Comune che, nata nel 2002, quest’anno prenderà il via sabato 4 novembre e si concluderà giovedì 7 dicembre: oggi, mercoledì 25 ottobre, Giulio Rossini e Gabriele Ciglia di Filmstudio 90 hanno illustrato a Varese le visioni dei prossimi giorni alla presenza dell’assessore Enzo Laforgia e dei rappresentanti degli altri enti e associazioni coinvolti nella manifestazione.
Non solo intrattenimento
«Una rassegna che è cresciuta, ed è giunta alla ventunesima edizione: è un traguardo non comune per progetti come questi», ha osservato Rossini. «Ed è l’unica nel territorio che si propone di avvicinare al sociale attraverso il mezzo audiovisivo. Nell’edizione di quest’anno, che con oltre cinquanta serate di cinema (di cui due di teatro) e mattinate gratuite per le scuole consideriamo più ricca e importante, l’obiettivo è sempre riuscire a raggiungere un pubblico vasto, variegato e non solo di addetti ai lavori, cercando di coinvolgere enti e associazioni».
«Ricordo quando nel 2002 partecipavo come responsabile di una delle organizzazioni e le nostre riunioni si tenevano al piano di sotto – queste le parole di Laforgia – gli appuntamenti di “Un posto nel mondo” non offrono solo intrattenimento, ma pongono questioni. Oggi abbiamo la possibilità di consumare bulimicamente migliaia di film; ci sono però poche occasioni di vedere opere audiovisive che abbiano un contatto con la realtà e inducano a riflettere sul presente».
Il lavoro di rete
Come ha sottolineato Rossini, oltre all’evitare «lo scollamento dal quotidiano» è importante è il lavoro di rete compiuto, «per arrivare in posti dove altrimenti non saremmo riusciti ad arrivare»; quest’anno spiccano le collaborazioni con VareseNews per il progetto Glocal Doc e con l’Università dell’Insubria per il corso di Storia e storie del mondo contemporaneo, in cui con “Argentina, 1985” verrà approfondito il ruolo del cinema come strumento di storytelling storico.
«Attraverso “Un posto nel mondo” si può suscitare interesse con film che di solito non si vedono in televisione», così Dario Cecchin, presidente del Circolo Acli Varese Centro. «Spesso il mondo del cinema non tiene conto del discorso sociale: oltre al fatto che non sempre i titoli vengono trasposti su un supporto, per un’associazione una proiezione costa un sacco di soldi. Tutto è più facile se si ha alle spalle una rete».
La cultura come ponte
«Prima ogni paese aveva un suo cinema o una sua sala: con “Un posto nel mondo” è possibile riportare questa dimensione comunitaria», ha dichiarato Ciglia, con il punto di forza della rassegna che in diversi eventi saranno presenti i registi. Senza dimenticare che «il progetto – così Paolo Cassani – permette di stabilire, nel caso delle carceri, un ponte tra l’interno e l’esterno con la cultura come collegamento»: nel programma di 100venti e L’Oblò che interesserà le case circondariali di Varese e Busto Arsizio c’è “Io sto con la sposa” e due film in lingua araba. La cooperativa Lotta Contro L’Emarginazione, che quest’anno ha scelto come tema principale quello dei migranti, proporrà in collaborazione con Namasté “One day one day” al Teatro Duse di Besozzo dove sarà proiettato, a cura di FemVA, anche il film “Women talking – Il diritto di scegliere”, premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale.
Proiezioni per far conoscere e raccogliere fondi
Tra i temi che verranno affrontati dalle proiezioni ci sarà quello dell’accoglienza notturna che vede impegnata Pane di Sant’Antonio, associazione che si occupa di gestire i servizi della Casa della Carità di Varese alla Brunella; gli eventi saranno non solo un’occasione per far conoscere le varie iniziative in campo, con il coinvolgimento di Intrecci e Sanità di Frontiera, ma anche per raccogliere fondi a loro favore. Quattro film in cartellone, tra cui “Non morirò di fame” e “Abdelinho”, al Cineteteatro Santamanzio di Travedona che, ha spiegato Renato Aldeni, metteranno al centro problemi sociali e ambientali. Come ha annunciato Ciglia, la serata finale sarà con “20_20” di Alessandro Leone, opera che racconta la pandemia dal punto di vista degli adolescenti con le videochiamate compiute durante il lockdown.
