Non ci permettiamo di entrare nel merito di una materia attorno alla quale nemmeno giuristi e costituzionalisti concordano tra loro. Il punto, invece, è capire quanto arrivi all’opinione pubblica della polemica, a tratti spiazzante e destabilizzante, sul decreto legge relativo ai migranti che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe superare la sentenza dei giudici di Roma che avevano aperto clamorosamente il “caso Albania”. Già, che cosa arriva alla gente? La faccenda è complessa, va al di là delle questioni, diciamo così, immediate e di semplice percezione, e propone tecnicismi indigesti ai più. Riguarda le norme nazionali ed europee e sfocia nel braccio di ferro, non del tutto nuovo, tra l’esecutivo di Giorgia Meloni e la magistratura.
Siamo davanti a un bailamme che inficia anche la festa per i due anni di tenuta del governo, tant’è che la conferenza stampa in agenda per celebrare l’avvenimento e illustrare gli atti che, secondo Palazzo Chigi, l’hanno caratterizzato dal 2022 ad oggi, è stata annullata. “Il clima è infuocato” scrivono i cronisti di politica sui giornali più importanti. Sottolineando come l’intera questione sia dominata da incertezza e incomunicabilità. E da una informazione istituzionale e corporativa non sempre corretta, piegata agli interessi di parte.
Una confusione totale, dentro la quale la gente comune rischia di perdersi. Le ragioni e i torti si contrappongono spesso con veemenza, senza che si possa trovare il bandolo della matassa. Magistrati da una parte, politici dall’altra. Di sentenza abnorme, riferendosi ai giudici di Roma, parla il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Ignazio La Russa invoca addirittura la riscrittura della Costituzione “per fare chiarezza tra politica e magistratura”, modificando di fatto gli equilibri tra i poteri. La premier Meloni suggerisce la necessità della collaborazione tra gli stessi poteri, paventando un pregiudizio politico della magistratura nei confronti del governo e, forse senza volerlo, evocando collaborazioni tra poteri di altre epoche. Le opposizioni fanno il loro verso, inserendosi a gamba tesa nello tsunami che sconvolge l’intero contesto, al punto che nemmeno i richiami del Quirinale alla moderazione paiono avere effetto. Un disastro.
Il Paese intanto va avanti, con tutti i suoi problemi: non che l’immigrazione non lo sia, ma non si possono mettere “in attesa” tutti gli altri. Per dirne uno: la sanità. C’è chi sostiene, anche da dentro la maggioranza, che risulta inconcepibile spendere centinaia di milioni per creare strutture ricettive dei migranti in Albania e lasciare che la sanità imploda.
Detto tutto ciò, i sondaggi premiano Giorgia Meloni. Le percentuali di Fratelli d’Italia sono le stesse di due anni fa, segno che la gente l’apprezza, che la famosa “luna di miele” è tutt’altro che finita. Del resto sarebbe ingeneroso e ingiusto bocciare in toto il suo operato, la sua azione è sempre apparsa sincera. Se non fosse per qualcuno che le ruota attorno, il giudizio volgerebbe alla sufficienza piena. E se il magistrato Marco Patarnello ritiene addirittura che la premier “sia più pericolosa di Berlusconi perché non ha interessi personali da difendere ma si muove in base a una visione politica”, bè, l’opinione pubblica passa oltre a una simile, sorprendente dichiarazione, che si perde nelle nebbie della confusione e dello sconcerto. Insomma, Giorgia piace al di là dei limiti del suo governo. Che non sono pochi ma, fino a prova contraria e nonostante tutto, non intaccano i presupposti della coalizione che lo sostiene.
politica polemiche governo – MALPENSA24
