di Claudio Ghisalberti
Sergio Conceicao è un allenatore da Milan? No, per niente. Affidargli la panchina rossonera è stata una scelta sbagliata. Il portoghese non è all’altezza né dal lato caratteriale, e comportamentale, né dal lato tecnico-tattico. Il suo bilancio è disastroso. In campionato 10 gare con 4 successi, 2 pareggi e 4 sconfitte. Un ruolino che ha quasi azzerato le possibilità di vedere la squadra in Europa nella prossima stagione. Fuori dalla Champions dopo una vittoria, un pareggio e due sconfitte. Certo è in semifinale di Coppa Italia e ha vinto la Supercoppa italiana…
Ecco, proprio dopo il successo di Riad contro l’Inter ci sono state le prime avvisaglie che qualcosa di Conceicao era stonato. Dopo avere battuto la Juve il 3 gennaio, all’Epifania supera anche l’Inter dopo una clamorosa rimonta da 0-2 a 3-2. Stampa e tv suonano le trombe e fanno rullare i tamburi. Lui nello spogliatoio festeggia fumando un sigaro. Qualcuno, il pugliese Antonello Gioia che si professa giornalista, si autopromuove dicendo che l’idea e il regalo sono suoi, ma a nome di tutti i giornalisti italiani. Boom. Il tecnico accompagna il fumo ballando a ritmo sfrenato.
La vittoria era merito suo? Difficile, visto che la nomina ad allenatore dei rossoneri è del 30 dicembre. Ma se anche la fosse stata avrebbe dovuto lasciare il palcoscenico ai giocatori e stare molto più in disparte. Così, invece, è come se si fosse preso lui tutti i meriti. Mossa poco elegante e poco intelligente. E ora che dopo il sigaro sono andati in fumo i risultati, il portoghese è in confusione.
La situazione precipita, così come le ambizioni del Diavolo. Si arriva al violento e incredibile scontro con Calabria dopo la partita con il Parma e a Morata che dice apertamente che con l’allenatore non ha feeling. Entrambi fanno le valigie: il difensore va al Bologna, la punta al Galatasaray. Restano Reijnders e Pulisic, tra i migliori con Fonseca, e ora in crisi. Arriva, tra gli altri, Joao Felix, talento cristallino e rendimento molto incostante. Giocatore che forse avrebbe bisogno di un clima perfetto attorno, invece si trova in un casino. E Conceicao contro la Lazio cosa fa? Lo mette in panchina, poi in campo dopo 37 minuti. Scelta tecnica. Sarà… E dopo il k.o. contro il Bologna cosa si era inventato? Questa affermazione: “Se sono io il problema sono pronto ad andarmene senza prendere un euro in più”. Ma se quando vinceva era merito suo, quando perde di chi è la colpa?
Scelta del tecnico e situazioni però avallate da quello Zlatan Ibrahimovic che dietro la scrivania sembrava dovesse essere lo stesso campione visto in campo. Finora, invece, non sembra neppure un lontano parente. Il problema, come spesso accade ai grandi ex, è che da giocatore contano di più le gambe, una volta terminata la carriera conta di più la testa.
Ora, da qui alla fine del campionato per il Milan una lenta agonia. Come un sigaro che brucia. Eppure lui sembra non essere ancora contento e infila l’ultima (per ora) perla, perché lui è bravo e i colpevoli altri: “È la prima volta che alleno in un ambiente così. I giocatori ne risentono”. Povero non conosce l’ambiente. Forse non ricorda gli anni trascorsi in Italia da giocatore. Dai Concei… ciao.
