Con buona Pace dei Giudici

busto giudici pace

Siamo alle solite: gli uffici dei Giudici di Pace del Tribunale di Busto Arsizio, dislocati nell’ex Pretura di Gallarate, sono sempre sull’orlo del collasso per l’insufficienza degli organici amministrativi. Giovedì, 18 dicembre, sono davvero collassati: udienze sospese per l’assenza dell’unico cancelliere in servizio. Rimandati a casa avvocati presenti (una ventina), imputati e testimoni, giudice e pubblico ministero. Di più, il giudice ha dovuto scrivere di suo pugno il cartello da affiggere all’ingresso con la comunicazione dell’impossibilità di discutere le cause a ruolo.

E non è nemmeno la prima volta, come si sa, come si è scritto tante volte, come hanno spesso sottolineato con rammarico, prima, rabbia e conseguente rassegnazione, poi, gli operatori della giurisdizione bustese. Una situazione che definire vergognosa è poco. Per la verità, la politica si è data da fare per trovare soluzioni, ma sinora senza riscontri. Il che fa pensare due cose: 1) il sistema è talmente farraginoso e inesplicabile da impedire sbocchi; 2) il problema viene affrontato senza la necessaria determinazione: ogni tanto ci sono un annuncio e una passerella, ma nulla succede. Sia come sia, gli uffici dei Giudici di Pace sono in emergenza oramai da diversi anni. Con le conseguenze che si possono immaginare per i cittadini, per le aziende, per il numero esagerato di contenziosi irrisolti e per le penalizzazioni milionarie che ne derivano. Un disagio complessivo per tutto il territorio.

Nell’ennesima missiva di denuncia al presidente Mattarella e al ministro Nordio, gli avvocati del foro di Busto Arsizio, parlano di “giustizia maleducata”. Ma sarebbe meglio dire “giustizia dimenticata” da un governo che propone la separazione delle carriere come la riforma decisiva per risolvere intoppi, inghippi, ritardi e disfunzioni della giustizia. Al di là delle posizioni pro o contro, delle ragioni del “Sì” e del “No” al provvedimento sottoposto a referendum costituzionale, poco o niente cambierà nelle assunzioni e, soprattutto, nelle lungaggini delle cause, tirate alle calende greche. Che poi sono il vero problema, nei grandi tribunali come negli avamposti di provincia e richiederebbero ben altri aggiustamenti. O semplicemete, come nel caso bustocco/gallaratese, uno sforzo in più per riorganizzare il personale amministrativo.

La separazione delle carriere è soltanto un aspetto di una questione più urgente, che merita attenzione e interventi efficaci. Perché non accade? Perché dopo disservizi datati e intollerabili non si è ancora risolto un amen? Le risposte le dovrebbe dare la politica e, per essa, il governo. Chiaro che il quadro di riferimento è da ricondurre anche agli anni passati, alle inadempienze, alle incapacità e alle sciatterie degli esecutivi che si sono succeduti nel tempo, fino ai nostri giorni. Con organici numericamente deficitari negli enti e nei presidi dello Stato, nei tribunali, nelle forze dell’ordine, negli ospedali, negli enti locali, insomma, ovunque vi siano le competenze dello Stato. Domanda: è soltanto un tema di risorse che non ci sono?

Discorso troppo ampio da affrontare in questa sede, che ci porterebbe lontano. I Giudici di Pace di Busto Arsizio sono però la spia di una condizione allarmante, che necessita uno sforzo unitario delle componenti politiche per cercare di salvare il salvabile. Un impegno collettivo affrancato dagli scaricabarile, dalle feroci contrapposizioni, dalla fuga dalle responsabilità (è sempre colpa di qualcun altro), dagli slogan che accendono e conquistano gli animi ma non risolvono i problemi, dai progetti onerosi e discutibili che drenano fondi per interventi più impellenti. Ma forse si chiede troppo. Con buona Pace dei Giudici. E del nostro Paese.

Caos Giudice di Pace, gli avvocati a Mattarella e Nordio: «Un disastro»

busto giudici pace – MALPENSA24
Visited 256 times, 1 visit(s) today