Cose che non si capiscono

lodi destra sinistra
Cose che non si capiscono, a destra come a sinistra nel parlamento italiano

di Massimo Lodi

Cose che non si capiscono. A destra, a sinistra. A destra assalti ciclici alla stampa. Quando c’è qualcosa che non quadra, si prende di mira la cornice. La cornice sono i media: racchiudono quanto accade, lo interpretano, analizzano, commentano. È il loro compito/dovere. Glielo si dovrebbe lasciar assolvere in silenzio. Macché. Meloni e Salvini in prima linea ad aprire il fuoco, magari giusto a coprire diversità di vedute fra di loro. Di obiettivi governo. Di spartizione d’incarichi, tipo il nuovo cda Rai. Di strategie elettorali: siamo a tre mesi dalle regionali in Emilia Romagna, Umbria, Liguria. E poi diversità di vedute tra FdI, Lega e Forza Italia, si pensi alla questione giustizia, garantisti versus non garantisti. E al profilo moderato della coalizione, spesso incline alla radicalità (monito di Pier Silvio Berlusconi). E al tema dei diritti civili, talvolta sottovalutati (monito di Marina Berlusconi).

Dialettica normale, fin che il collante dell’alleanza tiene. Però quando il Vannacci carico d’ambizione fa intendere d’esser pronto a fondare un movimento autonomo, da chiamarsi Il mondo al contrario come il fortunato libro, significa che nella Grande Intesa non è tutto oro quel che luccica, e bisognerebbe prenderne atto invece di dare la colpa ai giornali. Che infine il nervosismo circoli sottopelle basta a evidenziarlo l’atteggiamento nei confronti di Mattarella, un giorno beatificato come arbitro imparziale, l’altro invitato a sostenere le ragioni d’una parte, se possibile. Non possibile, naturalmente. Però ci si prova, ciascuno al modo che gli sembra convenire.

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Massimo Lodi

E a sinistra? A sinistra colgono ogni occasione per cadere nel ridicolo. Han fatto bene nella tornata elettorale di europee e amministrative, esistono i presupposti utili a creare un campo stavolta davvero ampio e coeso, e invece no. Si litiga. Bonelli, Fratoianni, specialmente Conte disdegnano l’accordo offerto da Renzi. Inattendibile, dicono, l’ex premier. Senti chi parla, cioè uno, Conte, che ha presieduto due governi di segno politico opposto. E cioè due, Bonelli e Fratoianni, che sono campioni nell’usare bastone e carota col partito egemone di quest’area, ovvero il Pd. Ci vorrebbe realismo, prevalgono i personalismi. Eppure il contesto è chiaro: la Schlein s’è guadagnata nelle urne il ruolo di leader, tocca a lei federare i sodali contigui, senza l’area di centro le speranze di vittoria vanno a morire, quale pratica ragione dovrebbe condurre al niet contro Renzi? Nessuna. È l’inguaribile voglia di farsi del male che, al tempo di Prodi, fece un gran bene a Berlusconi, sgravandolo d’un sacco di guai. Roba da medaglia d’oro olimpica nella corsa all’indietro. Bertinotti -documenta la storia- il più bravo di tutti e non pare vero ai suoi emuli contemporanei di riuscire a batterne il primato. Cose che non si capiscono. A sinistra, a destra.

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