Cottarelli e le promesse irrealizzabili della politica

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Carlo Cottarelli

Nell’imperversare delle bufere belliche internazionali e dei tormenti della politica nazionale, concentrata su altre priorità e opportunismi, è destinata a passare in sordina la proposta di legge di Carlo Cottarelli per obbligare i partiti a indicare le coperture finanziarie degli interventi che promettono in campagna elettorale. Una normativa che il noto e autorevole economista ha depositato alla Commissione Affari Costituzionali nel 2023, quando era senatore, e che è rimasta lettera morta. Per riattualizzarla in vista delle elezioni del prossimo anno, Cottarelli, in collaborazione con la Fondazione Einaudi, ha lanciato una raccolta firme online a sostegno dell’ipotizzato provvedimento. In concreto, si chiede che la Commissione lo prenda in esame e che venga approvato.

In un’intervista al Corriere della Sera, il proponente afferma che si tratta di “un’iniziativa con la quale si spera si possano riavvicinare alla politica tante persone sfiduciate”.  In buona sostanza, nei programmi elettorali diventerebbe indispensabile dettagliare quanto costano interventi e misure proposte e dove sarà possibile reperire le coperture. Esemplifica Cottarelli alle domande del giornalista Enrico Marra: “«Partiamo dalla constatazione che, nelle ultime elezioni, 2018 e 2022, tutti i partiti hanno fatto promesse elettorali che sarebbero costate al bilancio pubblico fino a 140-150 miliardi di euro l’anno. Ovviamente che succede? Che poi quando le forze politiche vanno al governo dicono che non ci sono i soldi e si scopre così che quelle promesse erano irrealizzabili. Tutto questo toglie credibilità alla campagna elettorale e allontana la gente dalla partecipazione al voto. Il mio disegno di legge dice che i programmi elettorali, che, secondo l’articolo 14-bis del testo unico del 1957, devono essere presentati dai partiti che vogliono concorrere alle elezioni, devono anche indicare dove si prendono i soldi».

Incontestabile. Se non fosse che sappiamo come funzionano certe dinamiche dalle nostre parti: le promesse pre elettorali si sprecano, la loro applicazione nella realtà è quasi sempre vanificata. In altri Paesi, come in Olanda, Svezia, Canada e di recente anche in Grecia, non è così: la copertura del debito viene sempre indicata per legge. Qui da noi, dai Comuni al Parlamento, nelle settimane che precedono l’apertura delle urne si può promettere di tutto e di più.

Una prassi consolidata non da ieri, a cui i politici fanno affidamento nel tentativo di convincere gli elettori con idee a volte mirabolanti quanto irrealizzabili. Fino al punto che, trasformandosi in imbonitori tipo venditori di pentole, finiscono per prendere per il naso i cittadini. Come quella volta che a un’elezione amministrativa di Busto Arsizio ci fu chi, in spregio alla geografia istituzionale, propose il rilancio del Sacro Monte di Varese. Nulla di consistente sul versante economico, molto, moltissimo sul versante della credibilità e della fiducia. Cifre recuperando le quali, come spera Carlo Cottarelli, si recupereranno anche le “tante persone sfiduciate”. Una nobile speranza, dentro un contesto che dice una cosa e ne fa un’altra. O, peggio, dice una cosa e non fa niente.

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