di Massimo Lodi
Ma allora i giovani sono altro. Anche altro. Forse strepitosamente altro. Emozione-top da Roma giubilare. Meraviglia d’uguale sentire. E speranza lo stesso. Il mondo non è solo quello interconnesso, con lo smartphone a far da protesi alla generazione Z. Idem alle generazioni di diversa sigla, naturalmente. Confessiamolo. Il mondo è qualcosa d’alternativo al magheggio digitale, allo svagato superficialismo, al pensiero vuoto di pensate.
Il gran raduno delle pacifiche, ordinate, civili falangi cattoliche testimonia di una realtà forse minoritaria nell’epoca secolarizzata e però non certo minore. Anzi, con le credenziali di rendersi maggiore, quando verrà il tempo della successione al rango dell’attivo partecipare alla vita comunitaria: economica, culturale, politica, sociale. Pronostico condiviso da Ferruccio De Bortoli, commentando in diretta Tg1 la veglia di preghiera nella notte di sabato scorso.
La Chiesa in crisi, la Chiesa debitrice al progresso, la Chiesa a corto di vocazioni, presenze alle messe, efficacia nel comunicare; questa Chiesa affannata si dimostra più avanti dei suoi affannosi critici. Le van dietro proprio quanti sembrerebbero più restii ad aggregarvisi. I giovani, appunto/clamorosamente. E che giovani. Pronti ad affrontare sacrifici, vivere disagi, pur d’iscrivere il proprio nome nel libro di un’avventura che diventa storia nel momento in cui entra nella cronaca. Eccola, la sottesa amicizia di cui Papa Leone non ha detto, e però ha reso benissimo comprensibile presiedendo l’evento di Tor Vergata: quella tra storia e cronaca. Il legame che consegna alla spiritualità for ever una materialissima adunata. Se non lo chiamiamo miracolo, si deve solo al pudore che la morale laica ha scippato al predicare religioso. Ricevutone il permesso.
