Nei giorni scorsi la Polizia ha arrestato tre stranieri che, attorno alla zona “calda” della stazione ferroviaria di Gallarate, sono stati trovati con la droga. Spacciatori? In quell’area della città c’è di tutto, sfaccendati, balordi, delinquenti e, manco a dirlo, spacciatori. Insomma, un territorio ad alta concentrazione di pericolosità, come purtroppo ne ritroviamo in molte città (pensiamo a piazza Repubblica, a Varese). Ebbene, per questi tre “gentiluomini” la procura della Repubblica di Busto Arsizio ha chiesto la misura cautelare in carcere; il Gip, sulla base di considerazioni anche legislative, non le ha concesse, applicando gli obblighi di firma e di dimora, in sostanza mandandoli liberi.
L’emblematico episodio propone una serie di riflessioni. La prima: il terzetto probabilmente se ne farà un baffo delle prescrizioni del Gip, tornando alle “normali” attività, a Gallarate o altrove. La seconda: l’affollamento delle patrie galere respinge di fatto coloro che si macchiano di reati minori: non c’è più posto. La terza: spesso risulta difficile procedere all’espulsione perché, come pare, c’è anche chi soggiorna in Italia con lo stato di profugo politico, cioè è in fuga da guerre e repressioni di vario genere e gode di particolari protezioni.
Nel frattempo, nel nostro Paese e nelle nostre città, cresce la domanda di sicurezza. Che non è relativa esclusivamente alla presenza di stranieri, che rappresentano una buona percentuale del disagio e delle preoccupazioni sociali, ma non sono gli unici a sovvertire la tranquillità collettiva. La situazione è sotto gli occhi di tutti, dai vandalismi alle baby gang, dai cosiddetti maranza ai furti nelle case, dalle risse nelle strade alle rapine, dai disturbatori seriali della quieta pubblica all’aggressività di individui che seguono con pervicacia la legge del coltello.
C’è poco da stare allegri. Così la domanda di sicurezza è all’ordine del giorno, com’è comprensibile che sia. Le forze dell’ordine fanno quello che possono: i blitz di carabinieri e polizia di susseguono un po’ dappertutto. Il governo ha di recente rafforzato caserme e commissariati della provincia di Varese con l’aumento degli organici. Proprio in questi giorni, tra Busto Arsizio e Gallarate, entra in servizio la “pattuglia mista di prossimità”, cioè una volante che va in supporto alle altre normalmente in servizio. A Malpensa sta per essere realizzata la sede dei carabinieri cacciatori, un centinaio di uomini a regime che si occuperanno di debellare lo spaccio di droga nei boschi tra Varesotto e Alto Milanese. La prefettura convoca periodicamente tavoli per la sicurezza, durante i quali vengono decisi provvedimenti di prevenzione e repressione.
Per dirla in un altro modo, si lavora per una provincia di Varese meno allarmante. Sufficiente? Alcuni sindaci tornano spesso sulla necessità di “arruolare” l’esercito con l’operazione “strade sicure”, ma da quest’orecchio Roma pare non sentirci. La Lega, che sulla sicurezza ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia, propone un secondo decreto sicurezza, che amplifichi le regole già scritte nel primo decreto di qualche mese fa. Immigrazione ma anche sfratti più facili, multe, ad esempio, ai genitori dei minorenni che combinano guai (eufemismo). Na ha parlato Matteo Salvini durante la riunione pre elettorale di Bari, lunedì 10 novembre.
La questione è però complessa, pone in essere problematiche sociali, politiche, legislative e di convivenza tutt’altro che irrilevanti. Rimane il fatto che Varese, Gallarate, Busto Arsizio, Saronno, Legnano e tutte le altre città del nostro territorio vivono la percezione dell’insicurezza e della paura come una costante della quotidianità. E ciò non depone per una serenità sociale sempre più minacciata e, per molti aspetti valoriali, culturali e educativi, purtroppo disattesa fino a ritenerla, in simili condizioni, irrimediabile.
Gallarate, 3 arresti e 150 grammi di droga sequestrata: il bilancio del blitz
