Destri, sinistri e ambidestri

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di Gian Franco Bottini

Nel gioco del calcio ci sono i “destri” e i “sinistri”, a seconda di quale piede un calciatore prevalentemente usa per fare il proprio lavoro. Usare un solo piede viene comunque considerata una limitazione, rispetto ai molto stimati “ambidestri”che sanno usare indifferentemente i due piedi, disponendo, in ogni occasione, della capacità di saper calciare con il più adatto per ottenere un buon risultato. In questo periodo nel quale non mancano certo argomenti di discussione, ci è venuta la fantasia di verificare quanto lo schema suddetto, riscontrabile in un campo di competizione quale è quello di calcio, possa adattarsi anche in un campo, ugualmente competitivo, quale è quello dell’informazione.

Di sicuro lo schema pare non valere per la maggior parte degli organi di informazione più importanti (siano essi di carta, televisivi o informatici), per i quali è facilmente individuabile il “piede” di competenza di ognuno di loro; quello che i rispettivi opinionista dovranno sempre usare se vogliono salvare la pagnotta. In parole povere “destri” o “sinistri”, ma difficilmente “ambidestri”, intendendo per tali coloro che esprimono le loro opinioni senza riferimento pregiudiziale ad una parte politica predefinita ma basandosi di volta in volta, unicamente, sulle proprie convinzioni . Va detto comunque che chi ha un po’ di primavere sulle spalle può rilevare che anche illustri opinionisti, soprattutto se definibili “governativi”, dimostrano che nel corso di decenni sanno cambiare il piede di servizio o, per meglio capirci, sanno facilmente “legare il ciuccio dove vuole il padrone”.

Se invece nel paniere dei mezzi di informazione inseriamo anche i social (come ci pare inevitabile fare visto il loro uso sfrenato anche da parte dei leader politici) qui gli “ambidestri” hanno vita molto difficile. E la vita grama è a loro procurata dai tantissimi “leoni da tastiera”con un piede solo, destro o sinistro che sia, e che ancor prima di valutare le ragioni degli altri, entrano a “gamba tesa” laddove qualcuno non calcia con il loro stesso piede. Entrate che, per la maleducazione e l’incapacità al dialogo dimostrate, sarebbero indubbiamente da “cartellino rosso” ma che, non esistendo arbitro, possono impunemente continuare a fare.

Ne abbiamo avuto personalmente una riprova diretta in occasione dell’ultima vicenda “Flotilla” quando ci siamo permessi di esprimere le nostre opinioni, basate unicamente sui nostri pensieri, ricevendo alcuni riscontri che, tralasciando la forma non sempre civile, mettevano in discussione la nostra natura di “ambidestri”, alla quale teniamo molto.

Ci hanno definito “comunisti” quando abbiamo condiviso le finalità umanitarie di “Flottilia”; quando abbiamo criticato il tentativo di “messa del cappello” su una operazione internazionale da parte del nostro governo; quando abbiamo sottolineato la significativa presenza alle manifestazioni di tanti giovani e cittadini, senza bandiere, quanti da tempi immemorabili le “piazze di partito” si sognavano di realizzare; quando, nei momenti di tensione di piazza, criticavamo come “provocatorie” alcune uscite di Giorgia Meloni che a volte dimostra qualche difficoltà nel gestire con equilibrio il suo doppio ruolo di Premier e di segretario di partito.

Alternativamente ci hanno dati dei “fascisti”, quando criticavamo come inutilmente provocatorio e pericoloso per i naviganti, l’intendimento di superare barriere navali israeliane, anche se giuridicamente illegittime; o quando sottolineavamo le responsabilità penali di alcuni Centri Sociali, per le loro violenze destinate ad inquinare il valore umanitario rappresentato da molte migliaia di cittadini pacificamente dimostranti; o anche quando ci permettevamo di osservare che fare di Gaza materia di campagne elettorali (addirittura regionali) oltre che controproducente fosse scorretto.

Insomma se , come qualcuno sostiene, i social sono oggi la voce dell’opinione pubblica pare che gli italiani non possano esprimere le proprie opinioni se non facendosi classificare “destri” o “sinistri” e non ci sia spazio per gli “ambidestri” che, guarda caso, a nostro parere sono quella gran moltitudine che non vuole essere classificata e che probabilmente sta proprio in quel 50% (oramai abbondante) di non votanti che a questa ipotetica suddivisione non ci stanno e molti dei quali, sempre probabilmente, recentemente si sono come non mai schierati in maniera pacifica e fuori da schemi politici, nella denuncia di atti gravemente disumani.

Consentiteci ora di concludere con una battuta, che forse non è tale, visto che oggigiorno ogni argomento serve per dividersi. Abbiamo notato che la notizia del ripristino della festività di San Francesco come patrono d’Italia (con tutti i suoi alti significati), è passata un po’ in subordine nel bailame degli eventi delle scorse giornate; non ci stupiremmo se, alla prima occasione, qualcuno sollevasse qualche obiezione in proposito, classificando Francesco come un “comunista” per aver rifiutato la ricchezza e abbracciata la povertà, oppure un “verde” per il suo amore per la natura, o addirittura un “animalista” per la sua frequentazione di lupi e passerotti.

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