MARCHIROLO – Una discarica abusiva di 7mila metri quadrati scoperta nel 2023 nell’ex cava di Marchirolo è al centro di un processo che vede imputate cinque persone, tra cui il sindaco Emanuele Maria Schipani e il vicesindaco Stefano Rametta. I due amministratori devono rispondere di omissione di atti d’ufficio, mentre al presunto gestore dell’area e a due imprenditori edili, uno dei quali consigliere comunale, viene contestata la violazione del Codice dell’ambiente per il conferimento illecito di rifiuti.
Il sequestro e le accuse
I carabinieri forestali della stazione di Cunardo avevano sequestrato l’area, insieme a quattro escavatori e ai materiali accumulati. Secondo l’accusa, il presunto gestore, un uomo di 66 anni, avrebbe consentito a privati e imprese, anche dietro pagamento, di scaricare inerti, macerie, asfalto e materiali da demolizione. I due imprenditori avrebbero conferito ripetutamente rifiuti non pericolosi. A sindaco e vicesindaco viene contestata la mancata emissione tempestiva dell’ordinanza per la rimozione dei rifiuti e il ripristino dei luoghi. La vicenda ebbe anche conseguenze politiche: Rametta si dimise, salvo poi tornare alla carica alcuni mesi dopo.
Il processo a febbraio 2027
La prima udienza davanti al Tribunale di Varese è stata rinviata a febbraio 2027 per l’assenza, dovuta a legittimo impedimento, di un difensore. Tutti gli imputati respingono le accuse. L’avvocato Andrea Pellicini, che assiste Schipani e Rametta, sostiene che il sindaco si sia attivato dopo il sequestro per avviare la rimozione dei materiali e contesta la responsabilità del vicesindaco, chiedendo l’assoluzione. Anche il presunto gestore nega gli addebiti: secondo il suo legale, Fabio Ambrosetti, non sarebbe stato lui a dirigere l’area. I due imprenditori, difesi da Paolo Bossi, attendono serenamente il giudizio; per loro la contravvenzione contestata può essere estinta attraverso l’oblazione.
