Disarmato e disarmante: il maratoneta Leone un anno dopo

papa leone anniversario

di Massimo Lodi

Disarmato e disarmante. Così Leone un anno dopo. Disarmato da qualunque intento/impulso che non sia di stare dalla parte della collegialità fragile, oppressa, afflitta. Disarmante nella mite/tosta resistenza a obiezioni, critiche, offese persino. Il Papa che ama la matematica non fa calcoli, nell’esercitare l’azione pastorale. Tranne il due più due che informa il bene: farne sempre di più, farlo sempre meglio. Pensiero e pratica universali, come gl’impone il magistero ecclesiastico. Promossi, pensiero e pratica, con stile certo diverso dalla cifra di Francesco, ma idem-certo riconoscibile per incisiva efficacia da ricostruttore (non da restauratore) della Chiesa ogni giorno chiamata al miracolo di correre stando ferma.

Non era facile sostituire lo sprinter Bergoglio. Il maratoneta Prevost ci sta riuscendo. Calm step by calm step: a passo moderato, con differente personalità, avendo ben chiara la missione affidatagli. Attendista e deciso insieme, come dimostrato replicando ai bullismi di Trump. Lontano dalle partigianerie, vicino al Vangelo. Il Vangelo, appunto: la bussola, l’unica bussola, da seguire. Ha spiegato l’americano di Roma all’americano di Washington che questa e solo questa è la strada su cui il successore di Pietro si muove. Si muoverà. Un monito che vale per il resto dei capi del mondo, naturalmente. Monito, poi, non è forse il termine giusto: diciamo l’asserto, una dichiarazione convinta, il necessario e persuasivo messaggio. Persuasivo, almeno, si spera.

Attestazione del concreto (attenzione: concreto) spirito pontificio sono i ripetuti appelli a dialogo, rispetto, unità. Non roba così scontata e retorica, al tempo di dispotismi/democrature bombarole, autocrati protervi, sterminatori di genìe. Gliene è derivata l’accusa di far politica, troppa politica. Ma quale politica? Il Papa non fa politica, fa ecumenismo. L’ha spiegato liscio liscio nella Dilexi te e già l’aveva spiegato riprendendo l’Antiqua et nova di Francesco. I potenti dovrebbero capire che sì, è anche il capo di Stato della Città del Vaticano, e però trattasi d’un secondario orpello, absit iniuria, al dominante ruolo di capo della Cristianità. Da un tale soglio mistico si osservano, valutano, interpretano i cambiamenti economici, le derive sociali, e ovviamente gl’inneschi politici che le determinano: non è un’invasione di campo, è l’obbedienza al sacro ufficio. Ispirato a verità e autenticità: la verità della parola di Cristo, l’autenticità del suo ripetersi nelle pieghe contemporanee.

Irremovibile e mobilissimo, Prevost difende le ragioni storiche/spirituali del suo agire: custodisce la tradizione cattolica, attualizzandola al day by day. Né conservatorismo né progressismo. Semplicemente: pragmatismo. Cioè: misurarsi col presente, non rendersene succubi e invece correttori, quand’è il caso e se ne abbiano i mezzi. I mezzi del Papa sono la forte vocazione al soccorso dei deboli, il sottile ricamo diplomatico con i forti, l’appello costante a rendere la Chiesa protagonista della sfida globale. Impegno che passa attraverso l’energico avvertimento circa l’AI: un prodigio tecnologico di cui servirsi e al quale non asservirsi. Perché l’uomo dev’esser sempre disarmato e disarmante: disarmato da qualunque intento di delegare all’altro da sé ciò che è proprio di sé, l’Intelligenza ancestrale. Disarmante nella mite opposizione a scorciatoie di vita materiale che rappresentano potenziali complicazioni dell’ottimismo metafisico. Ottimismo metafisico: la visione ultraterrena degli Agostiniani, di cui Leone è il testimonial perfetto. Uno staffettista, oltre che un maratoneta.

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