Draghi voce d’Europa e imbarazzo d’Italia

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Mario Draghi

di Massimo Lodi

Una voce unica per l’Europa da far ascoltare a Kiev e Mosca. Le Meloni, tramite il fido Fazzolari, si sbilancia: quella di Draghi. Riconoscimento significativo da parte dell’unica leader di partito che del governo pilotato dall’ex capo Bce non fece parte. Dunque: Draghi è il top, rivolgiamoci a lui. Che del resto già Von der Leyen arruolò per fargli stendere un rapporto sulla competitività Ue. Puntualmente recapitato e altrettanto puntualmente ignorato.

L’uscita italiana conferma quanto oggi il peso di Chigi valga a Bruxelles e nelle cancellerie del Continente. In passato ci saremmo limitati, per bene che fosse andata, al silenzio-assenso su opzioni altrui. Stavolta buttiamo il sasso per vedere quanti cerchi si allargano attorno al pluff. Forse non pochi, a giudicare dalla stima che Draghi riscuote oltre confine. O forse no: le valutazioni di merito spesso soggiacciono agl’interessi/agli egoismi nazionali.

Intanto sarebbe ottimo (in un Paese normale sarebbe scontato) che il nome lanciato dalla premier diventasse in un amen condiviso da tutti. Maggioranza e opposizione. Facile a dirsi, meno a farsi. Maggioranza: Salvini nicchia e rinicchia, l’ex presidente del Consiglio non gli è mai andato a genio, in obbedienza a misteriose ragioni. Tajani rimane avvolto nella felpa dell’attendismo, anch’egli ispirato da occulti motivi. E il centrosinistra? Il centrosinistra fa tale/quale il centrodestra: silenzio tombale. Perché imbiancato nel sepolcro della divisione. Sempre e comunque. Tanto da aver rimandato all’autunno (lo ricorda sul Corriere della Sera Paolo Mieli) la scelta del candidato a Chigi in concorrenza Giorgia. Un catastrofico errore.

Ci vorrebbe il sussulto di spirito nazionale, realismo di Stato, unità patriottica. Gli altri Paesi arrancano, incapaci di trovar sintesi sulla personalità adatta al ruolo di Gran mediatore, e noi manifestiamo titubanza a cogliere l’occasionissima. Un delitto, più che un peccato. A margine, e in evidenza: Draghi vanta prestigio extra-europeo ancor maggiore di quello europeo. Cioè: sarebbe con rispetto riconosciuto nel ruolo d’intermediario/conciliatore/paciere perfino da quell’anti-europeo di Trump. Che se non apprezza una cultura politica diversa dalla sua, certo ammira una cultura economico-finanziaria maggiore della sua.

Dunque, che pronostico? Mah. Repetita: la carta girata da Fazzolari-Meloni merita di essere applaudita come la meglio spendibile. Prima dagl’italiani, poi dai non italiani. Ma non sempre il meglio è amico del bene. Specialmente quando alcuni posti di determinante importanza son ricoperti dai peggiori. Ergo: teniamoci un pragmatico pessimismo. Pur se le sorprese, di questi tempi, sono la quotidianità. Magari, per una volta, chissà se positive.

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