DUBAI – Quello che doveva essere un prestigioso summit finanziario tra l’Italia e il Medio Oriente si è trasformato, in poche ore, in un incubo. Fabrizio Barini, professionista novarese attivo nel settore dell’intermediazione finanziaria, un passato in politica, si trova attualmente bloccato a Dubai, testimone oculare di un’escalation militare che sta scuotendo l’area tra gli Emirati Arabi e l’Iran. E racconta questa inedita esperienza a Malpensa24
Il racconto: «Pezzi di missile sopra le nostre teste»
Barini era decollato da Malpensa mercoledì 25 febbraio per coordinare una conferenza al World Trade Center, un importante ponte economico tra le società quotate alla Borsa italiana e i grandi investitori locali. Tutto era andato secondo i piani e c’era stato anche tempo per alcuni i momenti di distensione in spiaggia. Poi lo scenario è cambiato radicalmente.
«Ora capisco cosa si prova a stare sotto una pioggia di missili», racconta Barini con un’amarezza lucida. «Mi sembra di vivere in prima persona i racconti della guerra che mi faceva mio nonno». Il momento di massima tensione è stato toccato nel tardo pomeriggio di sabato, quando un ordigno iraniano, diretto verso le basi americane della zona, è stato intercettato da un sistema di difesa Patriot a poche centinaia di metri dalla terrazza del Mandarin Hotel Dubai. Da terra, il sibilo degli intercettori che colpiscono i razzi in volo è diventato una tragica colonna sonora, con i detriti che cadevano pericolosamente sulla città.
Un’odissea per il rientro tra voli cancellati e incertezza
Nonostante una domenica di relativa calma, la situazione resta critica e Barini si definisce «prigioniero» a Dubai. Il suo volo di rientro, previsto per oggi, è stato cancellato a causa del blocco totale dello spazio aereo, lasciando centinaia di connazionali in un limbo logistico. La comunità italiana, numerosa e disorientata, sta ricevendo assistenza dalla Protezione Civile emiratina tramite SMS che avvisano dei bombardamenti in arrivo e indicano i rifugi più vicini, ma la gestione diplomatica appare complessa.
Secondo la testimonianza del professionista novarese, il consolato sembra in forte difficoltà nel gestire l’enorme mole di richieste di informazioni. In questo clima di incertezza, chi ne ha la possibilità sta tentando soluzioni disperate, come lo spostamento via terra verso l’Oman nella speranza di trovare una via di fuga aerea, sebbene non vi sia alcuna garanzia di successo.
Un clima di attesa sospesa
Dopo il grande spavento, oggi la città sembra respirare e gli animi sono leggermente più tranquilli, ma la tensione resta palpabile. La priorità per Barini e per i molti italiani presenti resta quella di trovare un varco per tornare a casa. Rimane però impressa l’immagine di una Dubai inedita: non più l’oasi del lusso e del business internazionale, ma una frontiera vulnerabile colpita dai riverberi di un conflitto globale
