E’ tutto vero: Walter Sabatini entra nel progetto Pro Patria

BUSTO ARSIZIO – È un messaggio forte, chiarissimo, destinato a fare rumore ben oltre i confini di Busto Arsizio: Walter Sabatini è il colpo dell’estate del calcio mercato. E’ il colpo cla-mo-ro-so dell’Aurora Pro Patria.
Uno dei dirigenti più autorevoli, iconici e riconoscibili del calcio italiano sceglie davvero di sposare il progetto biancoblù, portando con sé un patrimonio che va ben oltre il curriculum.
Esperienza, carisma, credibilità, relazioni, prestigio: tutto ciò che, nel calcio moderno, non si compra, ma si costruisce in decenni di lavoro ai massimi livelli.
Per la Pro Patria insomma è una svolta epocale.

Una nuova dimensione

Per anni il club ha vissuto cercando di difendere la propria storia, il proprio blasone e la propria identità.
Oggi, invece, guarda avanti. L’arrivo di Sabatini – corteggiato ad oltranza da Giovanditti e convinto dal progetto di Bassi e della sua squadra-  certifica la volontà di cambiare dimensione, di alzare la famosa asticella e di tornare a essere una società che suscita interesse, che attira calciatori, persone e idee. Una società insomma pronta ad essere presa come punto di riferimento.

Marchio di fabbrica

Walter Sabatini, del resto, non è soltanto un direttore sportivo. È un marchio di fabbrica. È una figura che, nel corso della sua carriera, ha saputo anticipare il mercato, scoprire talenti, costruire squadre e dare identità ai progetti. Il suo nome è sinonimo di competenza e intuizione, ma anche di una passione viscerale per il calcio che continua a renderlo uno dei personaggi più apprezzati dell’ambiente. Ed è proprio questo il significato più profondo dell’operazione. La Pro Patria non aggiunge soltanto un uomo di calcio al proprio organigramma: aggiunge un simbolo. Un nome capace di spalancare porte, di creare connessioni, di rendere il progetto più autorevole agli occhi di giocatori, procuratori, dirigenti e investitori.

La Pro Patria ritorna al centro

C’è poi un aspetto che vale forse più di ogni altro. Da tempo la Pro Patria aveva bisogno di recuperare un’aura. Di tornare a essere percepita come una società ambiziosa, capace di guardare oltre la categoria. Una piazza con una storia importante, ma soprattutto con un futuro da costruire. L’ingresso di Sabatini va esattamente in questa direzione. È un’operazione che restituisce fascino al club. Fa parlare della Pro Patria. Accende curiosità. Riporta il nome biancoblù al centro delle conversazioni del calcio italiano.

Le firme che cambiano il futuro

Ci sono firme che cambiano una stagione; ma ci sono firme che cambiano la percezione di un’intera società. Quella di Walter Sabatini ha già restituito alla Pro Patria qualcosa che sembrava smarrito: il fascino dell’ambizione, il desiderio di pensare in grande e la sensazione che, finalmente, a Busto Arsizio si stia costruendo qualcosa capace di guardare lontano.

La scheda di bustocco.it

Nato il 2 maggio 1955 a Marsciano, in provincia di Perugia, Walter Sabatini è stato tigrotto per una sola stagione, quella con cui in pratica concluse la carriera, nel campionato di Serie C2 1983-84, dove scese in campo 29 volte segnando tre reti.
Arrivò a Busto dal Parma, grazie all’interessamento di Ossola, su consiglio di Sogliano, nell’operazione che portò Paolo Frara in Emilia.
Uno dei talenti più cristallini e puri, mai visti sul manto dello “Speroni”, ma dal carattere difficile, introverso, spigoloso a tratti anche scontroso. Dotato di tecnica e fisico, ma poco propenso – almeno ai tempi – a fare sacrifici. Tratti che ne hanno limitato una carriera da calciatore (una stagione, 1975-76, anche al Varese con sole 10 presenze in grado comunque di innescare un’asta fra Juventus, Fiorentina e Roma per aggiudicarsene le prestazioni) che doveva e poteva essere di livelli massimi.

Il debutto allo Speroni: show contro l’Inter

Arriva alla Pro dai ducali del Parma, nel luglio 1983, dopo l’amarissima retrocessione dal campionato di C1, con un abbigliamento a dir poco fuori dai canoni, una barba sfatta da giorni e la sigaretta perennemente accesa in bocca.
Si presenta ai tifosi biancoblù in un’amichevole estiva allo “Speroni” contro l’Inter. Prima palla giocabile lancio illuminante. Seconda, serpentina nello stretto che costringe Bagni al fallo duro, e poi ad attaccarsi ai pantaloncini per il resto della gara. Terzo pallone, prende la sfera a centrocampo sotto il settore dei popolari centrali, punta la porta verso gli spogliatoi, salta un uomo, un secondo con un movimento del bacino, mandandolo a terra, parte in velocità sulla fascia, arriva sul fondo e con un dribbling a rientrare manda a vuoto due tizi di nome Bergomi (Campione del Mondo) e Bini, intervenuti in scivolata. Un marziano. Sarà poi uno show “Sabatini contro Inter”, fino a quando Antonio Soncini, non lo richiama in panchina tra gli applausi scroscianti di tutto il pubblico, interisti e neutrali compresi.

Il campionato: croce e delizia pura

In campionato la Pro parte fortissimo sotto la guida di Soncini, si porta in testa ci rimane fino a quasi la fine del girone di andata. Sabatini è un po’ la croce e delizia. Si allena e non si allena, alcune volte si mette sulla panchina fuori dalla sede a guardare gli altri allenarsi con la sigaretta in bocca. In campo molte volte si assenta, ha passaggi a vuoto. Ma quando decide di giocare, anche se per solo cinque minuti, è delizia pura. Fa vincere delle partite praticamente da solo. Serve assits incredibili per Ramella (suo compagno al Varese), Casilli e Boi, batte punzioni come Maradona, Platini e Zico, per rimanare al top del tempo. A fine stagione la Pro chiude al nono posto, ma Sabatini deciderà di lasciare il calcio giocato a soli 29 anni.

Una formazione della Pro Patria 1983-84, Walter Sabatini primo in basso a destra

Il talento da diesse

Proverà la carriera di allenatore, ma scopre il suo vero talento nel ricoprire il ruolo di Direttore Sportivo, scontrandosi anche pesantemente con Luciano Gaucci al Perugia.
Dal 1992 al 1994 Sabatini è responsabile del settore giovanile della Lazio. Sotto di lui  si mettono in luce in prima squadra Alessandro Nesta e Marco Di Vaio.
Nel 1994 è alla Triestina, dove tra lo scetticismo generale impone Riccardo Zampagna, ventunenne prelevato direttamente da una squadra di dilettanti in Umbria.
Nel 1998 all’Arezzo, dove trova il conterraneo Serse Cosmi allenatore, ed i due allestiscono una squadra che dapprima si salva poi, trascinata dalle reti di Fabio Bazzani, sfiora la promozione in Serie B. La coppia Sabatini-Cosmi si ritroverà a collaborare a Perugia, dove lancia Gennaro Gattuso.

Gli anni d’oro a Palermo e nella Capitale

Sabatini viene poi chiamato alla Lazio nell’agosto del 2004 da Claudio Lotito. Con i biancazzurri raggiunge la qualificazione in Champions League nel 2007. Scopre e lancia Kolarov, Behrami, Muslera, Lichtsteiner, Radu, Kozák e Cavanda.
Nel 2009 è al Palermo, dove riesce a portare a costi irrisori Acquah, Bačinovič, Abel Hernández, Josip Iličič, Pajtim Kasami, Morganella, Matteo Darmian, Muñoz, Santiago García e soprattutto Javier Pastore. Il 1º novembre 2010 si dimette dalla carica di ds del Palermo per motivi personali.
Nel 2011 è alla Roma, dove sotto la sua gestione ed indicazione vengono acquistati. Benatia, Marquinhos, Manolas, Strootman e Nainggolan. Ma sono soprattutto i colpi dei giovanissimi Lamela e Pjanić che fanno il botto, sia per la qualità dei giocatori che per gli utili milionari che portano.

Il miracolo Salernitana

Il 10 maggio 2017 viene nominato coordinatore dell’area tecnica di Suning Sports Group, di cui fanno parte l’Inter e il Jiangsu Suning. Dopo nemmeno un anno, risolve anticipatamente il contratto.
Il 18 giugno 2018 viene nominato responsabile dell’area tecnica della Sampdoria e rassegna le dimissioni il 23 aprile, per divergenze con il presidente Ferrero.
Dal 17 giugno 2019 seguente è il coordinatore delle aree tecniche del Bologna e del Montréal Impact in Canadà, entrambe dello stesso proprietario l’italoamericano Joey Saputo.
Il 14 gennaio 2022 con il cambio societario viene nominato direttore sportivo della Salernitana in Serie A, dove va alla ricerca di una salvezza ritenuta impossibile a fine girone di andata, centrata dopo una rimonta impressionate, lancia il brasiliano Ederson. A fine stagione a salvezza raggiunta, a sorpresa, non trova l’accordo con la società granata, in particolare con il presidente Iervolino, e si risolve il contratto. Il 19 dicembre 2023 torna alla Salernitana nelle vesti di direttore generale, ingaggia in prestito dalla Fiorentina l’ex tigrotto Pierozzi, ma non riesce a salvare la squadra dalla retrocessione.

La salute

Sabatini dall’estate 2023 è di fatto fuori dal mondo del calcio, per gravi motivi di salute, dopo diverse operazioni, di ogni tipo (ha anche due stent al cuore). Il suo copro porta i segni dell’età e delle sigarette, ma la tempra è quella di un vero tigrotto: uno che non molla mai.

Pro Patria, la carica dei tifosi: “Devi vincere”. Il video

Walter Sabatini Pro Patria – MALPENSA 24
Visited 2.000 times, 14 visit(s) today