È un Baff «tosto» e senza Red Carpet: il superospite Abel Ferrara conquista Busto

BUSTO ARSIZIO – Non c’è il Red Carpet e non c’è il tutto esaurito per la serata inaugurale. Ma è un B.A. Film Festival che si adatta allo stile “underground” del superospite Abel Ferrara, che viene dal Bronx ed è un’icona del cinema indipendente. Ferrara, che vive a Roma ma non parla italiano, presenta il suo ultimo lavoro, il documentario “Turn in the Wound” sulla guerra in Ucraina, e conquista la platea con la sua schiettezza, concedendosi a tantissime domande del pubblico come se fosse ad un cineforum. «Serata tosta ma di contenuto» la sintesi del presidente del Baff Gabriele Tosi, entusiasta di aver aggiunto un altro nome d’eccezione all’elenco degli ospiti internazionali di 24 edizioni di festival.

Abel tempo

Abel Ferrara non è David Cronenberg. È un artista più di nicchia, che illumina gli occhi dei cinefili. Infatti il teatro Sociale non è pieno come il Manzoni lo scorso anno per il regista canadese, che aveva polverizzato 300 biglietti in dieci minuti in prevendita e poi era comparso solo in video collegamento. Ferrara è genio e sregolatezza. Perde il treno e arriva a Busto più tardi del previsto – «ma non era domani?» risponde candidamente a Gabriele Tosi dopo averlo avvisato del ritardo – costringendo a posticipare il suo intervento a dopo la proiezione. E dopo le fotografie, i selfie con i fans e le domande di un gruppo di youtuber tra l’atrio e il bar del Sociale, si appoggia alla parete in piedi in fondo alla sala per vedere il suo film che sta per terminare.

Il personaggio

«Parlo inglese, it’s più facile» attacca in italiano Abel Ferrara quando sale sul palco, dopo aver chiesto al pubblico se poteva parlare ai piedi del palco per stare in mezzo alla platea e dopo aver fatto spegnere le luci che puntavano verso di lui. E poi, quando inizia a parlare del suo “Turn in the Wound”, ammette: «Mi sarebbe piaciuto farvi vedere un film più divertente». Il primo applauso arriva quando paragona l’aggressione dei «russi» in Ucraina a quella di Trump: «È la stessa cosa che sta facendo il mio Paese in Iran». E poi si sfoga: «Il mondo è in mano a dei folli». Il pubblico è partecipe e fa moltissime domande. Alla fine il regista newyorkese riceve il Premio “Dino Ceccuzzi Platinum all’eccellenza cinematografica“, mentre i cinefili escono dalla sala molto soddisfatti.

La giornata

Quella culminata oggi, 21 marzo, con il superospite al Sociale, è la ventiquattresima edizione del festival cinematografico. A introdurre il Baff è salito sul palco il sindaco Emanuele Antonelli, mentre in prima fila c’erano gli assessori Manuela Maffioli e Chiara Colombo. Sono 36 gli eventi in programma nel corso della settimana, che tra la pre-apertura con il concerto di Mauro Ermanno Giovanardi al San Giovanni Bosco e l’ospitata di Abel Ferrara al Sociale, si è svolta all’istituto Antonioni. Prima con la masterclass del direttore artistico Giulio Sangiorgio su Ferrara e poi con l’affollata presentazione del libro “Flashback” di Matteo Inzaghi (edito dalla casa editrice di Busto Arsizio De Piante Editore), dedicato al cinema americano degli anni ’80, con 600 film citati e un’ora intensa e appassionata di conversazione con Gabriele Tosi. Da Blade Runner a Walter Hill, passando per il “rambismo”, la rivoluzione di Miami Vice e gli spezzoni di Ritorno al Futuro.

Domenica 22 marzo, per la seconda giornata di Baff, l’ospite più atteso è il romanziere Donato Carrisi, alle 20.30 al Fratello Sole con la protezione del suo film d’esordio “La ragazza nella nebbia” con Toni Servillo. E come ha detto a fine serata Giulio Sangiorgio, «buon Baff a tutti».

Il Baff apre col botto: tutto esaurito e ovazione per Cronenberg in videocall

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