«Ecco la ricetta segreta del successo di Cristina Borroni a Castellanza»

A poche ora dall’insediamento ufficiale di Cristina Borroni a nuovo sindaco di Castellanza mi diletto in alcune riflessioni e considerazioni dopo essere ritornato, con gioia, a votare nella mia Città di origine, in conseguenza di 25 anni di residenza altrove.

Ovviamente non l’avevo mai persa d’occhio ma ritornando a viverci, quale migliore occasione di una campagna elettorale per rituffarmi nei suoi problemi, nelle sue contraddizioni, nelle sue discussione, nelle sue bruttezze/bellezze accompagnato dal piacere e dal divertimento di incontrare e confrontarmi con vecchi e nuovi residenti.

Ho partecipato ad alcuni dibattiti, ho letto i programmi ho visto e ho letto interviste, ho guardato con attenzione le varie proposte di comunicazione politica, ho fatto anche qualche commento social, ho dialogato con i candidati di quasi tutte le liste; in poche parole ho cercato di viverla dal di dentro.

Quattro candidati di cui uno non castellanzese. Per quest’ultimo, Luciano Lista, penso non ci sia granché da dire: un corpo estraneo, calato dall’alto con protezioni politiche altolocate. Pensava di essere in una città nel profondo sud, invece le elezioni si svolgevano a Castellanza in provincia di Varese, nel profondo nord. Una campagna elettorale in stile “Cetto la Qualunque”, modalità non apprezzata, tanto che, nonostante gli imponenti sforzi economici di visibilità ostentati, l’intorbidamento continuo delle acque, la calata su Castellanza di assessori regionali, parlamentari italiani ed europei e la promessa, già incredibile che possa essere stata pensata, che in caso di vittoria sarebbe venuta in visita a Castellanza la presidente del Consiglio, in una sorta di processione per le strade, ostentandola come se fosse di Madonna di Pompei (ridiamo per non piangere); nonostante tutto ciò, dicevo, ha rischiato di arrivare ultimo con solo 155 voti in più del quarto, 507 dal terzo e ben 1.712 dal primo (doppiato).

Proprio una bruttissima figura che si accomuna a quella fatta dai tre partiti che compongono l’asse governativa in Regione e al Parlamento. Castellanza è stato il teatro di uno scontro che ormai si consuma giornalmente sia a Roma sia a Milano, fronte Regione, tra Fratelli d’Italia e Lega, con Forza Italia in balia degli eventi, attenta solo a sfiorare i colpi che quotidianamente partono ad “alzo zero”. Sottolineo che in tre mesi il Circolo locale di Forza Italia ha avuto ben due commissariamenti, questo la dice lunga sulla confusione che regna da quelle parti.

Le circostanze sono che Paolo Pagani, ben conosciuto in città e della medesima provenienza culturale e valoriale di Cristina Borroni, presenta per tempo una proposta civica, aggregando ambienti moderati dell’area di Forza Italia oltre che alcune figure, sempre moderate, leghiste. La volontà più volte espressa è quella di mantenere fuori dai giochi, i simboli e le espressioni dei partiti. Iniziativa intrigante che avrebbe potuto sparigliare e andare a cambiare il governo della città.

Senonché Lista fa imporre la sua candidatura a livello provinciale in una sorta di spartizioni tra le forze di centro destra, e il gioco si spacca. Gli storici esponenti del circolo locale di Forza Italia a titolo personale vanno con Pagani, il simbolo di Forza Italia appare a fianco a quello di Fratelli d’Italia con Lista, mentre la Lega convince lo stesso Pagani a mettere, pur in modalità micro, mal riuscita, il simbolo della Lega e a candidare figure simboliche rilevanti. Oltre che consumarsi la rottura tra Lega e FdI parte la battaglia fatta di minacce, insulti e calate di notabili di ogni genere e provenienza elettiva da parte dei due fronti, con promesse mirabolanti di ogni natura.

Tutto ciò l’elettorato lo nota giorno dopo giorno (era impossibile non vedere) e con la comparsa ufficiale della Lega, fanno capolino quelle figure che nella loro gestione amministrativa hanno condotto iniziative spregiudicate, indebitando con cifre milionarie la Città, che pagheremo ancora per anni e lasciando debiti pregressi nel bilancio comunale, fortunatamente oggi pagati e con l’ultimo bilancio chiuso con un leggero avanzo; tutto questo contesto irrigidisce e spaventa l’elettorato moderato in bilico tra Pagani e Borroni e alla fine i risultati li conosciamo.

Ci sono state almeno altre tre componenti che hanno determinato questa vittoria da parte di Cristina Borroni, per me inaspettata nel distacco.

La drammaticità degli eventi che hanno imposto il ritorno anticipato al voto sono arcinote, Mirella Cerini aveva un suo stile nel fare il Sindaco, molto incentrato sulla sua figura, sostenuto dalla consapevolezza delle sue capacità e per il consenso plebiscitario ricevuto nel 2021 alla sua riconferma. La repentina dipartita e l’obbligato insediamento della sua Vice Sindaco non è stato un passaggio semplice, soprattutto con partite strategiche sul tappeto che condizioneranno l’assetto futuro della Città (vedi MILL). Borroni ha cercato da subito di consolidare e responsabilizzare il gruppo, che fino ad allora era poco abituato, e introdurre in squadra figure che poi si sono dimostrate all’altezza, da un lato portando a compimento il mandato e la gestione e dall’altro entrando senza produrre grossi scompensi, in un ruolo che per una città delle sue dimensioni, Castellanza è dieci volte superiore per le complessità insite nel suo tessuto sociale, economico e geografico.

A quanto pare ci è riuscita e ha addirittura rilanciato. Con il suo stile ha costruito una proposta basata sul valore delle persone intenzionate a lavorare e dedicare il loro tempo per la comunità senza tabù ideologici o di provenienza partitica.

Il programma presentato, costruito in modalità collegiale, è stato un sapiente mix tra sfide future che potranno/dovranno caratterizzare il nuovo disegno della Città (rigenerazione urbana=rigenerazione tessuto sociale) e progetti concreti di medio/breve realizzabilità; la necessità di fare un salto di qualità sui servizi di igiene urbana e sul decoro, che in questi anni hanno decisamente lasciato a desiderare, oltre che una forte, consolidata storica eccellente realtà nel campo socio, educativo e culturale.

La proposta comunicativa, nonostante il breve tempo a disposizione, è stata sobria, ricca di appuntamenti sul territorio, molti contatti personali. Ogni giorno sui social sono apparsi con chiarezza, concretezza e freschezza comunicativa che attirava l’attenzione.

Pagani invece mi è sembrato un po’ troppo circospetto, pur affrontando temi importanti, ad ampio respiro con scrupolo, competenza e intelligenza non riusciva però mai affondare nel concreto e mettere le mani nella “pancia viva” della Città. Non dava la sensazione di essere portatore di rilevanti novità e, pur manifestando la necessità di intervenire su un nuovo disegno, non è riuscito a mio avviso a esplicitarlo con la convinzione e la determinazione necessaria. Una comunicazione standard, pulita, molto rispettosa, mai sopra le righe, nonostante fosse sotto tiro mediatico costantemente.

Questo è il passato, se pur recente che si riproporrà tra cinque anni, ora pensiamo all’oggi. Penso che di consigli la neo sindaco Borroni ne riceverà in quantità industriali, quindi mi astengo. La strada delle modalità gestionali e operative l’ha già imboccata stilando il programma con parole chiavi come: collegialità, competenza, rigenerazione ma soprattutto con la messa al centro del benessere della comunità di Castellanza, con la pulizia, la sobrietà e la libertà intellettuale che contraddistingue un’esperienza amministrativa veramente civica rispetto a tutte le altre.

Valter Andreazza
Castellanzese di ritorno

castellanza borroni vinto – MALPENSA24
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