VARESE – Avrebbero potuto stupire la platea dell’Intred con effetti speciali, invece hanno scelto di elettrificare gran parte delle loro canzoni, pescando anche nel passato remoto della band, senza però intaccare il sound che gli ha permesso di attraversare il tempo senza che la loro musica invecchiasse. I Negrita, questa sera (domenica 7 dicembre) hanno fatto ballare tutti (e sono tanti) coloro che li seguono anche a queste latitudini e che hanno fatto registrare il sold out, e hanno offerto quasi due ore e mezza di spettacolo denso di pura energia.
Hey Negrita!
Niente palazzetti e nemmeno club intimi. Non in unplugged, ma con la formazione allargata. In teatro, che richiede compostezza seppur non è sempre è facile restare incollati alla poltrona quando le chitarre di Mac e Drigo dispensano sound e la voce calda e sicura di Pau avvolge il pubblico. Però si sta più o meno composti, si tiene il ritmo battendo il piede o le mani. Si canta, quello sì. Fin dall’inzio, quando la band entra e attacca con Nel blu (lettera ai padroni della terra). Poi via con Radio Conga e Il libro in una mano, la bomba nell’altra. Dal presente al passato e di nuovo al presente con un’altra Canzone per anni spietati: è la volta di Noi siamo gli altri.
Ben congegnata la scaletta del live che non perde mai ritmo, ma lascia respirare, lascia ascoltare parole e suoni per poi divampare quando è il momento de Il gioco e subito dopo In ogni attimo. Non scende la tensione del concerto nemmeno nel momento forse più folk, con l’omaggio a Bob Dylan, brano che prepara il gran finale del primo atto che Pau annuncia così: «Adesso due bombette». Ed è proprio con Cambio e Mama Maè che il pubblico, anche su invito degli stessi Negrita, si scompone e si riversa sotto il palco. Si salta, si balla, mentre i due classici della band suonano nell’aria dell’Intred che è un piacere.
Gli additivi elettrici che danno un vestito nuovo anche a brani solidi non sono mai eccessivi e non coprono quegli spazi musicali che fanno dei Negrita una band capace di esplorare e shakerare generi differenti. Tra questi le sonorità reggae, che escono pulite quando è il loro momento, o il suono dell’armonica di Pau quando bisogna scavare nel passato.
Musica che fa viaggiare
Si prende fiato. Poi la seconda parte del concerto che si apre con Non esistono innocenti amico mio. C’è spazio anche per un brano dei giovani Negrita – Lontano dal mondo – e poi un finale con i fiocchi e con una serie di perle in successione: Brucerò per te, Ho imparato a sognare, Magnolia, Rotolando verso Sud, A modo mio e Gioia Infinita.
Si chiude con il teatro che vibra, mentre il pubblico salta e balla, i Negrita dimostrano ancora di divertirsi e di essere quegli animali da palco capaci di calamitare l’attenzione anche senza effetti speciali. Scenografia minimal, giochi di luci e tanta tanta buona musica. Il segreto? L’ha rivelato Pau sul finale del concerto: «In quest’epoca di algoritmi noi siamo quelli che fanno ancora musica a mano, come gli artigiani. Ogni cosa che tocchiamo suona e se sbagliamo a toccarla suona di merda, se non la tocchiamo non suona». Ecco questa sera i Negrita, con la loro musica vera hanno toccato il cuore di Varese. E, che musica ragazzi.
