Elezioni in Toscana: la scintilla di Giani

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Eugenio Giani

di Massimo Lodi

In Toscana vince largo Giani. Largo non è il campo della sinistra, è il suo individuale consenso. Glielo garantisce un personal-Pd che migliora la prestazione di cinque anni fa, bene supportato dai centristi con feeling renziano, male dagl’imbarazzati Cinquestelle ex oppositori, tutto sommato secondo le aspettative da Avs. E pensare che Schlein voleva cambiare candidato, mettendo il segretario regionale Fossi al posto del presidente uscente. Sarebbe stato il modo per rilanciare gli avversari.

Autonomia, pragmatismo, semplicità. Sono i tre pilastri della vittoria. I residuali votanti, più bassa percentuale della storia recente, han privilegiato le cose viste alle cose raccontate. La persona alla chiacchiera. Il sentimento comune al risentimento non comune. Roba di cui prendere atto in vista delle politiche ’27. Se hai radici, concretezza di messaggio, carisma di leadership puoi andare lontano, se no ti schianti.

Giani non ha avuto bisogno di Gaza per imporsi. Gli è bastato sgasare il giusto, cioè: guardate a quel che so fare e rifletteteci. Gli elettori ci han riflettuto e proposto un risultato netto. Il prescelto, commosso, parla di consenso illuminato. Di scintilla. Non vuol significare favore da intellò, e invece risposta suggerita da quanto messo in luce dal governatore rimessosi in gara. Idem strategia richiederanno Campania e Puglia, dove la sinistra parte sicura di succedere a sé stessa: però se Decaro (Puglia, uomo Pd) sembra in grado di procedere a un copia-incolla di Giani, Fico (Campania, uomo Cinquestelle) lo pare assai meno. Urgerà lavoro di ricucitura politica dentro la coalizione e di comunicazione ad hoc sul fronte pubblico, altrimenti è possibile il Grande Rischio. In Veneto invece Schlein è senza problemi: non potrà che perdere e perderà, pur se i litigi nella destra renderanno non così trionfale come nelle speranze l’affermazione dell’epigono di Zaia.

Quanto alla sfida con Meloni tra due anni, ci va meditato su parecchio. L’aspirazione di Conte a rubare alla segretaria Dem la candidatura a Chigi sta svanendo di elezione in elezione. Ma lo stesso si potrebbe concludere a proposito dell’efficacia di Schlein medesima nel ruolo: l’1-2 con il quale la Toscana ha ridotto le distanze tra sinistra e destra dopo le sconfitte progressiste in Marche e Calabria è opera d’una personalità dagli atout opposti a quelli della titolare attuale del Nazareno. Giani è di profilo riformista, dialogante, moderato. Esattamente ciò di cui ha bisogno il Pd, e col Pd il resto dell’alleanza, per diventare competitivo a Roma, ammesso che abbia la capacità d’arginare lo sfarinamento astensionista. Di qui l’urgenza di sviluppare la sintonia coi centristi, nella certezza che il loro supporto sia punto decisivo del programma operativo, pratico, realizzabile su scala nazionale. Se non còlto, ne trarrà un valore aggiunto Giorgia. Il sovranismo temperato, al di là delle calcolate esagerazioni propagandistiche d’oggi, è lì pronto a regnare nel quinquennio dopo l’attuale. Quello estremo, visto il generale tonfo a Firenze e province della Lega vannaccizzata, risulta degradato.

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