Ergastolo a Impagnatiello, ma senza premeditazione: la rabbia della famiglia Tramontano

milano omicidio tramontano
Alessandro Impagnatiello e Giulia Tramontano

MILANO – Alessandro Impagnatiello, ex barman, è stato condannato all’ergastolo in Appello. La Corte d’Appello di Milano che ha confermato la pena di primo grado per l’omicidio di Giulia Tramontano, sua fidanzata incinta di sette mesi, nella loro casa di Senago. Tuttavia, la sentenza ha escluso l’aggravante della premeditazione, un punto che ha scatenato la forte reazione della famiglia della vittima.

“Vergogna, vergogna. La chiamano legge ma si legge disgusto”. Con queste parole Chiara Tramontano, sorella di Giulia, ha commentato su Instagram la sentenza del processo d’appello a carico di Alessandro Impagnatiello, con la quale i giudici hanno confermato la pena dell’ergastolo, escludendo però l’aggravante della premeditazione.

Alessandro Impagnatiello è rimasto impassibile alla lettura della sentenza, in piedi accanto alla sua legale, Giulia Geradini. Nessuna reazione da parte sua, mentre i genitori di Giulia, presenti in aula, non sono riusciti a trattenere le lacrime.

“L’ha avvelenata per sei mesi. Ha cercato su internet: ‘Quanto veleno serve per uccidere una donna’. Poi l’ha uccisa. Per lo Stato, supremo legislatore, non è premeditazione”, ha aggiunto Chiara Tramontano, sottolineando la gravità di un comportamento che, a suo dire, non può essere derubricato. “Vergogna a una legge che chiude gli occhi davanti alla verità e uccide due volte. E smettetela di portare gli assassini ai banchi. Sono assassini. Vanno in cella. Nessuno li vuole liberi, inquinano”.

La tragica fine di un amore e le bugie del killer

Il caso è emerso con la scomparsa di Giulia, dopo che familiari e amici avevano perso i contatti con lei. Le indagini hanno rapidamente portato ad Alessandro Impagnatiello, inizialmente mostratosi collaborativo ma poi crollato, confessando l’omicidio e indicando il luogo dove aveva nascosto il corpo di Giulia.

Durante le fasi processuali, sono emersi dettagli agghiaccianti sul comportamento di Impagnatiello. Le prove hanno rivelato non solo l’omicidio in sé, ma anche un lungo periodo di abusi e manipolazioni. In particolare, è stato accertato che Impagnatiello avesse somministrato a Giulia, per diversi mesi prima dell’omicidio, sostanze tossiche come il veleno per topi, con l’intento di farla abortire o comunque di eliminarla. Questa premeditazione era stata supportata anche da ricerche online effettuate dall’imputato, che aveva cercato informazioni su “quanto veleno serve per uccidere una donna”.

Inoltre, è emerso che Impagnatiello avesse una doppia vita, mantenendo una relazione parallela con un’altra donna, anch’essa all’oscuro della gravidanza di Giulia e della sua relazione con la vittima. La scoperta di questa seconda relazione da parte di Giulia sembra essere stato il catalizzatore dell’omicidio, avvenuto poco dopo un confronto tra le due donne.

La sentenza di primo grado aveva condannato Impagnatiello all’ergastolo, riconoscendo diverse aggravanti, tra cui la premeditazione. Tuttavia, la sentenza d’Appello ha confermato l’ergastolo ma ha sorprendentemente escluso proprio l’aggravante della premeditazione, nonostante le evidenze presentate, come l’avvelenamento prolungato e le ricerche online.

milano omicidio tramontano – MALPENSA24

 

Visited 225 times, 1 visit(s) today