MILANO – Massima pena per il femminicidio di Jhoanna Nataly Quintanilla Valle, la baby sitter quarantenne uccisa a colpi di punteruolo nella notte tra il 24 e il 25 gennaio 2025 all’interno del monolocale di piazza dei Daini, in zona Bicocca a Milano. La Corte d’Assise di Milano ha condannato all’ergastolo il compagno Pablo Gonzalez Rivas, 50 anni, ritenuto colpevole di omicidio volontario con le aggravanti dei futili motivi e del legame affettivo, oltre al reato di occultamento di cadavere.
Dalle percosse con il punteruolo al corpo nella valigia
La ricostruzione dell’accusa ha spazzato via la versione difensiva sostenuta dall’imputato, che aveva provato a giustificare il delitto parlando di un presunto gioco erotico finito in tragedia. Gli accertamenti medico-legali e i rilievi autoptici hanno svelato una realtà assai diversa: la quarantenne è stata aggredita con violenza al culmine dell’ennesima lite d’un rapporto segnato da tradimenti e forte gelosia. Gonzalez Rivas l’ha colpita ripetutamente alla testa con un punteruolo, attrezzo impiegato nella sua attività da operaio, facendole perdere i sensi e infierendo poi sul volto con numerosi pugni mentre la donna si trovava già agonizzante a terra.
La confessione al bar e il depistaggio
Subito dopo l’aggressione, il cinquantenne ha messo in atto un preciso piano per far sparire ogni traccia del delitto. L’uomo ha infilato il corpo della compagna all’interno di una grande valigia da viaggio, l’ha caricata in automobile e si è diretto verso le sponde del fiume Adda, in una zona frequentata dalla comunità salvadoregna per le scampagnate del fine settimana, gettando la valigia nelle acque per disfarsene. Rientrato a Milano, ha finto la normalità andando a fare colazione al bar dove, messo alle strette dalle domande di alcuni conoscenti insospettiti dall’assenza della compagna, si è lasciato sfuggire una parziale ammissione: “ho fatto una cazzata, l’ho uccisa”. Quegli stessi conoscenti hanno poi testimoniato contro di lui in aula. Nonostante la successiva ammissione informale, l’imputato si è sempre rifiutato di indicare l’esatto punto del ripasso, complicando per giorni le ricerche dei soccorritori fino al drammatico recupero della valigia nel corso del fiume.
La sentenza della Corte e le provvisionali alle parti civili
Oltre alla pena dell’ergastolo e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, la prima sezione della Corte d’Assise di Milano ha stabilito una provvisionale esecutiva di 50 mila euro a favore di ciascuna delle parti civili costituite in giudizio, disponendo un termine di 60 giorni per il deposito delle motivazioni della sentenza. Fuori dall’aula, le amiche della vittima hanno espresso sollievo per una decisione che riconosce la piena responsabilità dell’uomo e rende giustizia a una vita spezzata con inaudita ferocia nel silenzio delle mura domestiche.
