Ex Aermacchi, se Varese torna a volare

varese aermacchi progetto

di Massimo Lodi

La trasformazione del sito ex Aermacchi indica un salto d’avvenirismo della Varese 2016-2026. Salvaguardato il salvaguardabile del passato, ci si è vòlti al futuro investendo nel presente. Tramite coraggio. Perché ce ne vuole a imbarcarsi in una simile impresa. Coraggio (1) dell’imprenditore Paolo Orrigoni che ha lanciato l’idea: per vantaggio aziendale, certo, e però con beneficio pubblico. Cosa c’è da ridire su questo? Niente. C’è solo da compiacersene. Coraggio (2) del Comune. Perché ce ne vuole a condividere un progetto complesso, di rigenerazione-total, d’implicanze burocratiche asfissianti. Difatti i tempi, dall’incipit a oggi, si son resi lunghi. Lunghissimi. Tanto da suggerire, a un certo punto, la desistenza degli sconsolati promotori. Meno male che non è andata così.

Va invece che si è di fronte a un piano di lavoro concreto. Modi, tempi, dettagli, ricadute diffuse ben oltre Masnago. Messaggio di fondo: più spazio libero, meno spazio edificato. Ora importa che la realizzazione sia compiuta al meglio. Ma che sia una realizzazione utile a tutti, alla città, a chi vi risiede e a chi ne è ospite, non ci sono dubbi. Proprio i residenti della zona s’erano pronunciati a favore del suo moderno, armonico, funzionale sviluppo. Ciò non significa cancellare le vestigia memorabili. Ma, resovi onore e immortalate -come saranno immortalate- nella memoria collettiva grazie a uno storico/perenne ricordo, significa proiettarsi nel domani con vantaggio dell’oggi.

Al progetto s’adoperano fior di professionisti: high quality. Se qualcosa di perfezionabile sarà suggerito, non esiste motivo di rifiutarne l’accettazione. C’è un pregiato impegno d’équipe di cui bisogna aver fiducia, c’è un eventuale impegno di comunità di cui avvalersi, caso mai necessitasse. Sta qui il coinvolgimento promesso, a ogni intervento della mano pubblica, dal sindaco Galimberti. Ecco l’occasione per ribadire il concetto.

Il restyling urbano tra le vie Sanvito e Crispi, assieme agli altri avviati (alcuni conclusi) nel decennio dei due mandati di centrosinistra succeduti ai 23 anni di marchio leghista/destrista, lascerà un segno distinguibile, marcato, identitario nel profilo di Varese. Disegnato con la matita dell’arte politica, economica, sociale, culturale. Non è da chiunque, non capita sempre. Perciò, al netto dei generali disagi della quotidianità che -lì e ovunque, specie nelle vie del centro- meritano veloce risposta (più decoro, più sicurezza, più accoglienza eccetera), questa è una soluzione pratica a un problema nodale del nostro vivere bosino.

Il sito ex Aermacchi divenuto area di popolare fruibilità, commercio, relax, sport, integrazione con l’intorno intensamente abitato ha la prerogativa d’ergersi a speciale punto di riferimento. Cioè a modello, con 500 posti-auto interrati, gran verde, piscina olimpica in gestione alla Robur et Fides, megapiazza battezzata “Della Pace”. Nella piana sotto il fascinoso Palace, icona Liberty che ha perduto (peccato) la sua funicolare-gioiello, può nascere qualcosa di tendente a replicare nella contemporaneità l’encomiabile spirito d’intrapresa del passato. Un volo troppo pindarico? Forse sì, ma ci sta, parlando della successione alla gloriosa epopea della fabbrica d’aerei che ci ha reso celebri ovunque. In fondo, volare resta la missione di Varese. Voliamo.

A Varese pienone per il progetto dell’ex Aermacchi. Orrigoni: «Obiettivo fine ’27»

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