VARESE – Marco Magrini, la santificazione di Giancarlo Giorgetti andata in scena all’università dell’Insubria e quella del presidente della Provincia che ha creato irritazione nel Partito Democratico. Già, perché l’incensazione urbi et orbi del ministro dell’Economia da parte di Marco Magrini sta facendo il giro nelle chat dei dem ed è stata anche oggetto di una riunione di partito, che si è tenuta proprio ieri sera, lunedì 21 settembre. Ma andiamo con ordine e partiamo dal lancio della ricandidatura di Magrini a opera di Forza Italia.
Chi ha messo la biglia nel flipper?
Bisogna partire da lì per capire che a destra e a sinistra la questione Provincia è tutt’altro che secondaria. A rompere gli indugi è stato Matteo Marchesi con la sua dichiarazione in consiglio provinciale. Parole che hanno scatenato il finimondo nel centrodestra e al contempo spianato la strada per un’uscita del Partito Democratico a conferma dell’asse politico rosso-azzurro che regge l’amministrazione di Villa Recalcati. Questo il 16 settembre scorso.
E se l’uscita di Marchesi ha fatto “piangere Atene” (il centrodestra), il centrosinistra-Sparta, già irrequieto sul sostegno a Magrini, dopo l’Insubria ha iniziato a lacrimare. Questo per dire che in entrambi gli schieramenti c’è chi ha più di un dubbio sul prossimo candidato alla presidenza dell’Ente provinciale. Quasi assurdo se si pensa che in quattro anni la strana alleanza ha retto e fatto viaggiare l’Ente, seppur con alti e bassi nei rapporti dentro e fuori la maggioranza, orditi dal presidente.
A rischio tilt
Tant’è che la bufera Insubria doveva ancora arrivare. E in quanto tale è stata del tutto inaspettata. Marco Magrini, ieri (lunedì 21 settembre) nel suo intervento in università ha dichiarato davanti al ministro presente in platea: «Qui a Varese lo chiamiamo San Giorgetti – ha detto con una battuta che ha fatto sorridere il ministro – ti faremo una statua in centro a Varese per tutte le risorse che stai portando». Parole che ci hanno messo un po’ a detonare tra i dem. Una bombetta a scoppio differito. Di qualche ora.
Parla la segretaria PD
Perché poi le chat si sono accese. E anche i commenti. Sulla questione, oggi (martedì 22 settembre) torna anche Alice Bernardoni, segretaria provinciale del Partito Democratico (nella foto): «Lungi da me il voler mettere il bavaglio, anche perché ognuno è libero di esprimere la propria opinione. Però, non ci si deve stupire se, davanti a certe dichiarazioni, ci sono reazioni». Questa la premessa. E sulla frase di Magrini: «Le parole che il presidente della Provincia ha pronunciato all’università sono state fuori luogo. Sia perché l’attività economica del governo, secondo il Partito Democratico, non ha dato le necessarie risposte ai cittadini italiani, sia perché Marco Magrini in Provincia governa con il PD e non sta facendo nulla per rimarcarlo». Quindi? «Quindi – ha concluso Bernardoni – ora dobbiamo trovare un modo comune per lavorare senza fughe in avanti».
Il Marco scende e il Gunnar bis alle porte
Le parole di Marco Magrini fanno fibrillare il Partito Democratico e al contempo fanno riprendere quota le azioni della candidatura a presidente di Gunnar Vincenzi, già presidente nel periodo più difficile dell’Ente Provincia e nome che sta sul tavolo della segretaria dem, senza scaldare del tutto i cuori, da settimane.
L’occhiolino
Sullo scenario politico c’è anche chi spiega l’uscita di Magrini come una fuga in avanti tattica. Perché? Semplice. Da qualche settimana c’è chi sostiene che proprio il presidente della Provincia stia lavorando per un campo largo ancora più largo. O avere le spalle coperte anche fuori il perimetro della maggioranza. Questo non prevede un ingresso organico nell’attuale maggioranza in vista delle prossime elezioni, ma un appoggio esterno e “segreto” nell’urna.
Con chi? Ma con la Lega, of course
“Impossibile”, sostiene più di un addetto ai lavori. Non se in campo c’è Magrini. Anche perché è vero che ci sono tanti amministratori del Carroccio che, potendo, impacchetterebbero Magrini archiviandolo per sempre, ma è anche vero che, qualora lo sfidante dell’attuale presidente fosse un ex leghista passato a Fratelli d’Italia, un po’ di voti padani verrebbero, sull’elezione del presidente, dirottati sull’uomo delle Valli del Nord. Se così fosse si spiegherebbe la santificazione del ministro Giorgetti. Insomma, chi deve intendere… intenda.
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