CASTELLANZA – «Il talento fa la differenza. È qualcosa di unico. Poi ci sono anche quelli che ti fanno arrabbiare: impazzirei con Leao, però sono impazzito anche con Savicevic…». Mister Fabio Capello strappa applausi, e anche qualche sorriso, di fronte ad un’aula magna gremita all’Università Liuc di Castellanza, ospite della tavola rotonda su “Sport, management e giovani” condotta dal professor Federico Visconti nell’ambito del corso di laurea triennale in Management dello Sport e degli Eventi Sportivi. E rivela il suo segreto per fare gruppo: «Dai miei giocatori pretendevo rispetto ed educazione».
La “lezione” del Mister
«Il talento è quello che nei momenti di difficoltà inventa quella cosa che gli altri non sono in grado di fare» le parole di mister Fabio Capello, uno degli allenatori più vincenti del calcio italiano, di fronte a tanti giovani. Il “Genio” Savicevic lo fece impazzire ma con lui scrisse una delle pagine più memorabili del Milan di Berlusconi, il trionfo in Coppa dei Campioni di Atene ’94, 4 a 0 al Barcellona di Johan Cruyff. «Ci siamo incontrati per trovare la strada giusta per portare la squadra a fare il risultato. E la cosa più importante è che la squadra sia d’accordo, altrimenti stai perdendo la tua leadership». Ma la cosa che lo avrebbe fatto più «arrabbiare» – ed era la prima raccomandazione che faceva ai suoi giocatori – era quando «trattavano male lo staff, i fisioterapisti, i camerieri, gli autisti e tutti quelli che ruotavano attorno alla squadra – sottolinea Capello – rispetto ed educazione sono importanti, e sono sempre riuscito ad ottenere risultati anche per questo». Infatti oggi una delle cose che lo colpiscono di più è «la maleducazione dei genitori» nei campetti del calcio “minore”: «Pensano che i loro figli siano dei fenomeni e danno la colpa all’arbitro o all’allenatore».
La tavola rotonda
Con l’ex allenatore di Milan, Roma e Juventus in cattedra c’è anche suo figlio Pier Filippo Capello, avvocato e docente di diritto e contrattualistica dello sport alla Liuc, che ricorda che «nello sport succedono cose che nel mondo reale non succedono. In nessun’altra industria i dipendenti si vendono o sono un asset di bilancio invece che un costo, né si hanno due sistemi regolatori che non si parlano e spesso si sovrappongono, la Procura e l’Agenzia delle Entrate come per tutte le aziende ma anche la Procura federale e la Covisoc che guarda i conti». E poi Massimiliano Di Caro, direttore generale della Varesina Calcio, che racconta della «passione» che muove la sua famiglia nell’impegno nello sport soprattutto a livello giovanile. Roberto Samaden, responsabile del settore giovanile dell’Atalanta, che si dice «deluso e pessimista per il futuro del calcio. Funzionerà quando la normalità, e non più solo isole felici, saranno società come la Varesina» o quando «nel calcio professionistico ci saranno cento proprietari come i Percassi». Infine Samuele Robbioni, responsabile dell’area psicopedagogica di Pallacanestro Cantù e “artefice” di sei promozioni tra il calcio con il Como e il basket con Cantù, che porta l’esempio di Alessandro Gabrielloni, che «veniva definito “giocatore di categoria” ad ogni salto» finché con il suo gol contro la Roma gli è valso il record di aver segnato, con la stessa maglia, in tutti i campionati dalla Serie D alla Serie A. «Quel giorno gli ho scritto: Sono orgoglioso dell’uomo che sei sempre stato». Ad introdurre il dibattito erano stati gli interventi del direttore generale di Istat Massimo Camisasca sui numeri del fenomeno sport e di Luca Antonelli, PhD Candidate CIVIS, sul tema dello sport management.
Le borse di studio agli sportivi
Prima del dibattito, il popolare giornalista Guido Bagatta ha condotto la cerimonia di assegnazione delle borse di studio agli studenti atleti della Liuc. Sebastian Allevato nell’hockey (donor la Liuc), Eugenio Bernardi (Busto Motor Company) e Anastasia Maroni (Nupi) nel golf, Carola Cavelli (Picasso) nel tennis, Paolo D’Angelo (Humanitas) nel judo, Giovanni Natalia (Capital Advisors) nel rugby, Michela Solbiati (Humanitas) nella pallavolo e l’ex Pro Patria Christophe Philippe Renault (Liuc) nel calcio.
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