Federalismo e giustizialismo: Castelli sbarca a Varese con il Partito Popolare del Nord

Bossetti, Castelli, Zaupa, Losi

VARESE – Dal Federalismo al giustizialismo. «Ma quale operazione nostalgia. Il Federalismo non è stato attuato, noi ci crediamo ancora e siamo convinti che per ottenerlo bisogna tonare a combattere per questo ideale e per il Nord. Ecco perché nasce il Partito popolare del Nord». Roberto Castelli, leghista della prima ora, ex ministro, approda a Varese con la sua creatura politica e rilancia l’idea federalista che fu della Lega. Presenta l’ingresso nel partito di Cesare Bossetti, saluta qualche leghista passato «perché sapevo che c’erano vecchi amici» (Sergio Ghiringhelli) o presente «perché sono curioso e se c’è qualcosa che si muove in questo mondo voglio vedere cos’è», Carlo Crosti.

Il disegno di legge

Poi parla anche del disegno di legge sulla legittima difesa e sul legittimo uso delle armi da fuoco in caso di aggressione. Castelli nell’illustrare la ratio della proposta legislativa vorrebbe utilizzare toni politicamente scorretti, ma negli esempi che porta parla di «una persona nera», anche se «vorrei usare un altro termine, ma è meglio di no», dice.

Legittima difesa, che «nel 2024 abbiamo introdotto riformando l’articolo 52 del codice penale per proteggere le vittime dai soprusi degli assalitori. Ma non è bastato perché la magistratura garantista trova sempre una ragione a vantaggio di chi delinque. Noi invece diciamo che una persona è sempre autorizzata a reagire con violenza se si viene invasi nella propria casa. Bisogna mettersi nei panni di chi a casa propria si ritrova con malviventi in camera da letto. Una norma che vuole salvare le vittime e condannare l’aggressore».

Tra passato e futuro

Castelli ha anche ricordato i tempi eroici della Lega: «Ho ricordi che risalgono a 35 anni fa quando eravamo pieni di speranze. Speranze che oggi ci sono ancora. Abbiamo fatto tante cose noi della Lega, ma una cosa dobbiamo dirla: il federalismo non l’abbiamo fatto. E allora bisogna combattere ancora per quell’idea. E lo facciamo senza avere poltrone da dare. La nostra non è una questione nostalgia. Che Roma si mangia 50 miliardi l’anno alla nostra regione lo diciamo da anni. L’ha detto anche Attilio Fontana l’altro giorno, ma il problema c’è ancora». E su Bossetti: «Un valore aggiunto perché Cesare Bossetti ancora oggi è una figura di riferimento per il mondo leghista».

Rapporto (interrotto) con il Patto… di Grimoldi

Nel panorama del (ex) leghismo tutti concordano su una cosa: “Salvini ha tradito”. Per il resto c’è sempre chi è più federalista dei federalisti, più indipendendentista degli indipendendentisti e scissionista degli scissionisti. Anche se «Noi e quelli del Patto del Nord parliamo la stessa lingua tanto che tra i fondatori ci siamo io e Francesca Losi – ha detto Castelli –  Lo statuto l’ho scritto io».

Però, «Il Patto del Nord doveva essere una tavola rotonda, dove si riunivano tutte le associazioni indipendentiste e federaliste. Noi stessi abbiamo aderito, come ha aderito Grande Nord e l’associazione di Pagliarini “Rete 22 Ottobre“. L’obiettivo era decidere azioni comuni tra pari. Poi Grimoldi ha pensato di trasformare quel progetto in un partito. Noi il nostro partito l’avevamo già. Dal Patto del Nord ci distingue una cosa: noi non faremo alleanze con partiti centralisti. Cosa farà Patto del Nord? Non si sa. Forse si alleeranno con Tajani».

Bossetti e il narcisismo di Salvini

«Ritengo che ci sia rimasto solo il simbolo, l’Alberto da Giussano – ha detto Bossetti – ma ormai Salvini ha tradito i nostri ideali e il Nord». E ancora: «L’evasione? Esiste anche da noi, certo, ma non ai livelli del Meridione dove si sprecano soldi per opere che non vengono mai finite. E poi Roma ci prende 50 milioni di euro l’anno». Attacco al segretario: «C’è un partito che ha il nome di una persona, mi sembra un fatto un po’ narcisistico».

L’addio alla Lega: «L’ho annunciato a gennaio in sezione, la Valbossa. Sono rimasto segretario, ma solo perché volevo evitare il commissariamento. Ma adesso sono problemi loro. Il Nord è stato tradito». E aggiunge: «Altri leghisti, non solo della sezione della Valbossa, mi seguiranno nel Partito Popolare del Nord».

Losi: «Colpa mia»

E’ Francesca Losi, vice segretaria del Partito Popolare del Nord a prendere la parola in apertura: «Colpa mia. Sono stata io a chiedere al Castelli di tornare a occuparsi di politica per riprendere in mano i temi del Nord e quasi un anno fa abbiamo fondato il partito dopo che, purtroppo, la Lega Lombarda è morta. E ora ci stiamo strutturando».

Zero nostalgia: «Guardiamo avanti perché il quadro storico è ormai cambiato, anche se il federalismo è ancora vivo. Certo va riattualizzato. E i territori prima poi dovranno ridisegnare le proprie funzioni e noi dobbiamo essere pronti a rappresentarli».

L’anello mancante: «Tra il passato e il futuro c’è Castelli. L’ex ministro rappresenta la storia, ma anche lo sguardo sul futuro del Nord. E insieme a Giorgio Zaupa, segretario provinciale ci sono persone come Cesare Bossetti che hanno scelto di seguire il nostro percorso».

Zaupa: «Alto tradimento»

«Non è la prima uscita che facciamo su Varese – ha detto Zaupa – oggi suggelliamo la nuova adesione, e vogliamo far sapere a questa provincia che esistono ancora persone che credono nei valori di questa terra e del Nord. Questo dopo l’alto tradimento di molte persone che oggi ricoprono ruoli istituzionali e che hanno disatteso le ragioni per le quali sono state elette. Non capiamo come si possa fare una legge sui frontalieri e poi adattarla a seconda del colore politico dei comuni».

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