Femminicidio reato autonomo, una rivoluzione culturale. Come per la mafia

Otto marzo 2025, violenza sule donne: il Governo italiano pone una solida pietra angolare sulla quale poggiare un futuro differente. Un bel cambio di passo rispetto a mimose e panchine rosse, perchè i gesti simbolici servono, ma i fatti concreti servono di più. Otto marzo 2025, il femminicidio diventa reato autonomo punito con l’ergastolo.  E’ una rivoluzione culturale mai vista prima.

Non per la portata della pena (o almeno non solo), ma per il principio ispiratore: lo Stato riconosce un problema sociale specifico e peculiare. C’è un precedente illustre: la mafia, in Italia, non esisteva, per lo meno non esisteva per lo Stato, sino a quando non è stato introdotto il reato specifico. Una realtà già profondamente radicata in quel momento è diventata vera e la giustizia si è dotata degli strumenti necessari per combatterla. Ora non dovrebbe essere necessaria la precisazione, ma nel dubbio: non si sta dicendo che chi commette un femminicidio (che ha fondamenti giuridici diversi da un omicidio) è un mafioso. Ma è pacifico che lo Stato, come fu per la mafia, anche in questo caso rende vera una realtà che ha già radici culturali profonde e si dota di tutti gli strumenti necessari per prevenirla e reprimerla.

Il Ddl appena varato maggiora, tra l’altro, le pene per tutti i reati previsti dal codice rosso. E maggiora anche il supporto alle vittime. La premier Giorgia Meloni nel frangente specifico ha usato il giusto termine. Non ha parlato di emergenza, ma di piaga. Un’emergenza è un fatto improvviso e imprevedibile, una piaga è un male che insiste e non guarisce. Una donna uccisa in Italia ogni tre giorni nel 2024, e sei donne uccise in meno di tre mesi da inizio 2025 non sono un’emergenza, sono un problema strutturale. E agli smargiassi (benpensanti e non) che diranno che non serviva, che è la solita propaganda per dare il contentino a femministe, avvocate o magistrate, si risponderà con disarmante semplicità: basta non uccidere e tenere le mani in tasca. Perché un uomo che non stupra, non ammazza, non discrimina, non zittisce una donna in quanto tale e come tale vale meno non è un supereroe. E’ un uomo normale. 

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